Autorevole o autoritario?

Stavamo guardando la finale di Champions League Borussia Dortmund contro Bayern Monaco, e sorvolero’ sul fatto che dopo un anno e mezzo di basket (figherrimo), football e baseball, ho guardato con piacere una partita di calcio. Al fischio dell’arbitro su fallaccio di non so chi e mancato rigore per il giocatore a terra, My esclama:

Certo che sono proprio diversi i tedeschi. Se fossimo stati in Italia avrebbero preso il pallone, sbattuto a terra e sarebbero andati a circondare l’arbitro urlandogli in faccia e protestando per l’ingiustizia.

Ed ho avuto l’illuminazione. Ecco la risposta alla mia domanda!!
Perche’ tutti noi abbiamo presenti queste scene. E se il giocatore affronta l’arbitro in quel modo, sugli spalti succede il finimondo, seggiolini vengono divelti e lanciati in campo, si scavalcano le transenne e si va a picchiare gli avversari, insomma, esplode la rabbia.

Perche’ io, amiche, vi voglio bene e vi stimo, ma ecco, se tutte scriviamo la stessa cosa, che l’autorevolezza passa attraverso il non urlare, dare regole ed orari sul sonno e sulle pappe vuol dire che non e’ quella la risposta. In parte mi ero gia’ interrogata qui, qui, qui e qui, perche’ quando si vive all’estero ci si confronta con modelli culturali diversi e si imparano cose nuove.

Credo che come italiani dobbiamo metterci in discussione su alcuni aspetti della nostra cultura, non sempre opportuni. Perche’ va bene il critical thinking, ma l’autorita’ va rispettata, a qualunque livello. Il nostro problema, semmai, e’ questo e’ considerato un concetto fascista.

Essere autorevole non e’ una prerogativa maschile. L’autorita’ e’ rappresentata da chiunque in grado piu’ alto di noi, un funzionario, un poliziotto, un giudice, uomo o donna che sia. Le regole sono stabilite dall’alto e ci sono delle persone incaricate di farle rispettare. Un insegnante. L’arbitro di una partita (ma e’ pur vero che certe cose accadono solo nel calcio). L’amministratore o il responsabile di un condominio. Un datore di lavoro.

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Durante il mio primo viaggio verso gli Stati Uniti accadde un episodio che mi e’ rimasto indelebile. Volo Alitalia, quindi viaggiatori prevalentemente italiani. Un americano chiama la hostess e le dice in inglese, con tono molto seccato, che la persona dietro di lui non smette di darli ginocchiate nella schiena e che lo sta importunando da ore. Rimasi impressionata da questo riferirsi ad un terzo che potesse mediare. La hostess parlo’ al turista italiano, il quale probabilmente mastico’ bile, ma la cosa fini’ li’.

Secondo voi, se si fosse trattato di un italiano, cosa avrebbe fatto? Si sarebbe girato e avrebbe apostrofato in malo modo chi sedeva alle sue spalle, giusto?, lamentandosi della maleducazione, della sindrome della classe economica e delle compagnie aeree che fanno i seggiolini troppo appiccicati.

Forse siamo abituati da anni a doverci risolvere le cose da soli, sicuri che se chiami il 113 perche’ senti qualcuno che ti forza la porta nessuno interviene, che se chiami il carroattrezzi perche’ qualcuno ti ha bloccato la macchina parcheggiando in doppia fila ci vorranno ore, che se non ti affidi al cugino dell’amico del tuo amico la burocrazia cieca ti fara’ girare in tondo per settimane in un girone dantesco. Ma in parte secondo me la responsabilita’ e’ anche in quella mentalita’ per cui siamo tutti uguali, che il poliziotto e’ un bastardo, o che il vigile e’ una carogna, e non uno che ha due braccia e due gambe come chiunque ma ha scelto (per motivi suoi e non sempre ideologici) di far rispettare le regole della strada, e se tu prendi una multa dovresti pagarla, e invece no, vai dal tuo amico comandante e te la fai togliere. E lo stesso vale per le bocciature, le non ammissioni ad un concorso, ci si rivolge al Tar. Sono sempre gli altri che sbagliano, in una visione paranoica in cui qualcun altro ci gode a punirci e allora mica me lo metti in quel posto, sono io che ti inQlo e ora vedrai chi ce l’ha piu’ grosso. Perdonate la metafora.

E in parte la colpa e’ della tv, dove ogni programma ha una contrapposizione tra ultras, che sia Forum, Uomini e Donne o Servizio Pubblico. E piu’ scrivo e piu’ mi vengono in mente cose, ma ecco, anche qui a The Voice i cantanti appartengono ai giudici, ma durante la gara se due giudici sono in disaccordo e si esprime una critica, e’ difficile che ci si ravani per ore. Non siamo d’accordo, ti fa schifo la scelta della mia canzone? Ok, pace, si va avanti. Cosi’ come qui non esistono un miliardo di dibattiti politici (o sportivi, e’ uguale) in cui due posizioni opposte si schiaffeggiano a suon di insulti e il conduttore fa finta di essere imparziale ma in realta’ si crogiola nella aggressivita’ verbale che sale di livello non solo tra chi si insulta ma anche in chi assiste e prova rabbia dietro lo schermo perche’ impotente.

Noi critichiamo sempre, tutti, chiunque. E non credo che questo non si faccia in altre parti del mondo, ma semplicemente credo lo si faccia in privato. Mentre se c’e’ qualcuno che sta messo li’ per dare un limite, che sia pure un casellante, lo si rispetta. E se due persone non sono d’accordo su un’idea non credo che si vada avanti ore, incattiviti. Noi italiani non ne usciamo da quella mentalita’, perche’ nel momento in cui critichiamo il marito per aver deciso di uscire di preparare il pranzo quando noi volevamo andare in pizzeria, non potremo lamentarci quando la bambina contestera’ la nostra decisione di farla uscire dall’acqua quando lei vuole ancora sguazzare a mollo nonostante le mani palmate.

Voi come la vedete?
Il buon esempio come al solito parte dalle piccole cose, e si estende a macchia d’olio su tutto il resto. Devo lavorare un po’ di piu’ su me stessa.

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0 pensieri su “Autorevole o autoritario?

  1. Aridaje… è la seconda volta che, leggendo un tuo post, mi sento poco italiana. Io rispetto le regole e l'autorità, i semafori, i casellanti, e pure le righe blu del parcheggio. Sgrido mio figlio quando butta la carta in terra, che sia in casa o in strada.E vivo così male… Qualcuno poco tempo fa mi ha detto 'Patrizia! Tu vivi a Roma: devi diventare più romana!!', ma io non voglio! Entrambe conosciamo la soluzione, vero? 😉

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  2. Hmmmm, mi piace la tua risposta. E' vero, spessissimo e' cosi'.Nel mio caso, non so se avevi letto il post a cui mi riferivo, mi chiedevo come si potesse diventare un genitore autorevole, pensando che non e' una conquista di un giorno. Ma forse hai ragione, magari sto solo pensando troppo.

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  3. Io credo che a volte basterebbe essere un po' più beneducati.Che magari pensi anche che il vigile/professore/casellante sia uno stronzo, ma non ti metti lì a sbraitarglielo in faccia. E credo che l'esercizio costante della buona educazione porti al rispetto. Forse è semplicistico, anzi, di sicuro, ma credo che se cominciassimo tutti ad essere un po' meno cafoni la nostra qualità della vita migliorerebbe seduta stante (mi ci metto in mezzo, nonostante io abbia avuto un'educazione piuttosto rigida, per il semplice fatto che le brutte abitudini ti restano appiccicate addosso anche quando non te ne accorgi, quindi probabilmente nel mio piccolo sono una bel gatto attaccato ai maroni pure io).

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  4. Per me essere un genitore autorevole parte dal presupposto che tu debba rispettare le regole che metti e che in qualunque caso al non rispetto di esse segua una punizione. Mi capita a volte di chiedere qualcosa ai due birbi e di “ricattarli” se non fate questo no avrete quest'altro, per quanto possano sbraitare o piangere cerco di mantenere sempre la promessa fatta, questo ovviamente anche in positivo se mi chiedono qualcosa, ho notato che questo regime di ricompense/premi/punizioni funziona, se mio figlio si comporta male sa che ci sarà la punizione (che in genere verte sempre su qualcosa a cui lui tiene tanto, come la storia della buonanotte, o l'accesso ai computer) a volte mi sento stronza perché severamente non mi piego alle sue storie e alle lacrime però quando vedo certi risultati capisco di stare andando nella strada giusta. Poi secondo me dipende molto dal tuo comportamento, l'esempio è quello che conta, se tu fai passare certe cose è ovvio che poi loro prenderanno quello come esempio, per la società è un'altro discorso, anche se i piccolini sei tu che li plasmi e sei tu che li devi seguire sempre.

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  5. A proposito di voli. In uno dei miei primi viaggi negli States, al ritorno mi ritrovai su un volo Alitalia pieno di “italianoti” di ritorno da un Columbus Day a NY. Improvvisamente non so a quanti mila metri di quota all'interno dell'abitacolo scoppiò un diverbio tra due napoletani, un uomo e una donna piuttosto giovani. Una accusava l'altro di spostare continuamente il seggiolino su cui era posizionato il piccolo televisore su cui la donna stava godendosi un film, ma la cosa fastidiosa era che abbassava così bruscamente e ripetutamente il seggiolino da rendere impossibile stare seduti. Primo intervento dell'hostess, dell'altro stewart, di una seconda hostess , di alcuni passeggeri amici dei due, ma la lite montava sempre più. Alla fine uscì il comandante, piuttosto incazzato (e vedi un pò!!!!)che separò i due, dopo un eclatante cazziatone “civile” costringendoli ai due lati opposti dell'aereo, che non soddisfatti per la figura marrone, a distanza si lanciavano occhiate di fuoco e impropri tra i denti. Il mio vicino di posto, un distinto signore americano, rimase allucinato oltre che allibito dalla maleducazione e dalla totale indifferenza, da parte dei due litigiosi individui, verso l'autorevolezza e l'autorità e del personale.Anche io sono come pattibum, e come lei vivo male perchè in un ambiente dove le regole, l'autorità e il rispetto di esse, vengono ignorate quotidianamente, trovarsi da sole nel rispettarle ti fanno apparire come una deficiente menomata. Ma il rispetto è nel mio DNA, e non posso soffocarlo.Post interessante, come sempre del resto.

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  6. I miei genitori avevano un concetto di autorità tutto loro. Mio papà mi faceva paura quando si arrabbiava (non mi ha mai messo nemmeno un dito addosso, ma fa il camionista e l'aspetto incute timore in una bambina) ma quando gli chiedevo “posso…..?” lui rispondeva “chiedi alla mamma”. Andavo dalla mamma e lei “chiedi al papà” ho già chiesto a lui e ha detto di chiedere a te “allora no” e perchè? “perchè di no”. bene, questa risposta mi stava sulle ***** e io la tormentavo finchè invece della risposta mi arrivava lo schiaffone. Nonostante questo esempio io sono cresiciuta in maniera diametralmente opposta. ragiono le mie risposte e rispetto l'autorità fintanto che si comporta correttamente, altrimenti non la rispetto affatto.purtroppo pochi riescono a vivere nella via di mezzo: non va bene l'arrendevolezza a priori come non va bene sfidare l'autorità ad ogni costo. ci vuole ponderatezza (uh che parolona)in tutte le cose e non è facile.mi piacciono questi tuoi post che fanno riflettere! un bacione a te e alla Picci!

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  7. :DL'educazione in effetti prescinde le classi sociali. Il cafone non e' solo quello che va a urlare in faccia, ma anche quella che parcheggia in quadrupla fila o quelli che Lei non sa chi sono io.

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  8. Il problema della mentalità più diffusa in Italia è che non si vuole capire che ci sono validi motivi per l'esistenza di certe regole e che il rispetto di tali regole, anche quando non le capiamo o le riteniamo ingiuste, va a beneficio di tutti, sia del singolo che della comunità. Ed è impensabile immaginare che le persone possano capire che la persona in divisa che fa rispettare le suddette regole non è un imbecille che fa quello che gli dice la sua testa ma una persona che fa il suo lavoro rispettando direttive che provengono da autorità superiori.Cetto La Qualunque docet

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  9. Si è vero, la società siamo tutti noi e siamo noi che dobbiamo rispettare l'autorità e le regole e con noi i nostri figli. mi preoccupa di più la scuola o i corsi sportivi, quella è la società che loro vivono, hai voglia di insegnare il rispetto delle regole se poi a scuola vedono che ci si comporta in maniera diverso o se tutti non fanno come fai tu, certo a me poco m'importa, perché continuerò nella mia strada, però i bambini le ingiustizie le vedono eccome, e se la maggioranza non fa come fai tu e non rispetta le stesse regole per noi genitori controcorrente diventa dura!

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  10. Butto lì la mia ipotesi sociologica, generalizzando moltissimo: l'italia è l'unico paese in Europa, a me pare, in cui la cosa pubblica è considerata di nessuno (vogliamo dire perchè come nazione abbiamo meno di un secolo alle spalle? può essere, ma tant'è.) Quando invece è di tutti, come sanno bene quei popoli che i parchi li sanno tenere puliti. Ne consegue che ogni autorità preposta al controllo pubblico sia, da noi, molto spesso, un'autorità sfigata senza alcun autorevolezza.Se poi usciamo dal generale e entriamo in molte famiglie, dove qualsiasi cosa i figli facciano vengono giustificati e gli insegnanti deprivati di ogni autorità facciamo 2+2 rapidamente.. Aggiungiamo che in Italia non c'è alcuna certezza della pena (fin dalle multe più insulse) e ciao..ci vuole troppa maturità, come popolo ma anche come individui, a autoregolamentarsi. Che discorso luuungo mi verrebbe..per ora mi fermo qui. Ciao!

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  11. Non abbiamo fiducia nell'autorità, perché sappiamo che non sempre ci tutelerà. Mia zia paga regolarmente il permesso per esibire il passo carrabile sul portone di casa, e regolarmente trova macchine parcheggiate davanti a quel portone. Una volta ha chiamato il vigile, il quale le ha risposto “Eh mo che devo fargli, la multa?”. No, gli tiri le orecchie…

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  12. Ciò che scrivi è tristemente vero. Non ci viene insegnato il rispetto dell'autorità, ma piuttosto di averne paura, un esempio?Sono in negozio il bambino tocca tutto e i genitori: Guarda che la commessa ti sgrida, guarda che arriva il carabiniere, guarda che chiamo la polizia così smetti…Perchè si devono dire certe frasi? Educare non è questo!!!Ti racconto un fatto:ero in gravidanza avanzata, quindi una bella pancia. Mi metto in fila, avevo la priorità, ma capisco che è meglio non far storie, mi guardano in cagnesco, aspetto paziente. Un signore vuole farmi passare, un altro no e cominciano ad azzuffarsi a parole di fronte a me…Non ti dico la mia mortificazione. E nn è l'unico eisodio capitatomi…

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