Lasciare andare

Ho ricevuto una mail da una persona che mi segue da un po’. Come tante ha avuto una storia importante con una persona per la quale ha cambiato citta’ ma appena arrivata li’, o quasi, l’ha lasciata.
Male, come spesso succede.
E’ tornata da dove era partita ma ha dovuto ricostruire il suo presente, prima di tutto il suo lavoro. Sente di non essere serena.

La prima volta che mi ha scritto e’ stata per dirmi che stava un po’ giu’ e che avrebbe voluto cambiare qualcosa della sua vita.

Ha studiato, tanto, e ha organizzato una vacanza da sola.

Poi mi ha scritto per dirmi che aveva trovato un nuovo lavoro ed era felice.

Qualche giorno fa mi ha detto di aver conosciuto un ragazzo che le ha fatto battere il cuore. Non crede di essere pronta per una nuova storia, non e’ “quella giusta”, ma le emozioni che ha provato le mancavano da tanto. Quel giorno le dissi che la ruota aveva finalmente cambiato il giro.

Oggi mi scrive:

Che bello il post sugli esercizi virtuosiSembra scritto per me in questo momento. Il primo esercizio lo metterò in pratica domani sera, andrò alla festa di amici che non vedo da tempo, andrò sola.
Devo dire che da quando provo a lanciarmi a mettermi in situazioni nuove funziona… almeno c’è la felicità dell’attesa, e a volte la felicità della scoperta di nuove realtà e nuove persone. Altre volte c’è un po’ di delusione… ma pazienza! Ora sento la “forza” di mettermi in gioco. Questo implica che a volte io mi presenti per prima, o che vada da sola alle cene del gruppo del mio hobby (ormai conosco tutti ma le prime cene erano dure). O ancora può significare che accetti di uscire con un uomo interessante anche se ho un pregiudizio su di lui… per capirlo meglio. O ancora come domani andare da sola ad una cena di amici di vecchia data con la speranza di incontarare volti nuovi. Ecco, in questi casi è più difficile. È importante andare per il piacere di andare senza troppe aspettative. Ovviamente continuo a chiedermi se è la cosa giusta. Se non sarebbe meglio uscire col gruppo solito. Ma soprattutto è importante non restarci male se le cose non vanno come previsto. Su questo ci sto lavorando 😉 Un abbraccio da qui a Miami. La Picci è favolosa, la guardo e penso che forse un giorno anche io riconquisterò la felicità. Per ora sono più serena, e va bene così. Magari il cambiamento sarà lento o non avverrà. Ma almeno mi pongo delle domande, e cerco di avere un atteggiamento critico.

Il cambiamento e’ sempre lento. Sempre. In psicoterapia come nella vita normale, ma seguendo l’esempio della terapia: le persone vanno da uno psicologo perche’ vogliono star meglio. Pensano che in tre, cinque, dieci sedute il disagio interiore sparira’. Non e’ mai cosi’. Serve tempo perche’ sia davvero definitivo, e bisogna attraversare dei passaggi interiori. Serve tempo perche’ le emozioni sottostanti cambino e modifichino il ricordo. A me sono serviti in tutto due anni, per dire, ma non avevamo figli, far sparire l’ex dalla mia vita e’ stato piu’ semplice.

Per arrivare a lasciare andare il passato e il dolore si attraversano sei fasi (che per democrazia declinero’ esclusivamente al femminile e nel versante Essere state lasciate):

1. La negazione, nella quale si minimizza o nega quello che e’ successo: No non sto soffrendo, io sto benissimo!

2. Il rimorso: Se non l’avessi sposato, Se non fossi stata li’ quel giorno, eccetera.

3. Il sentirsi vittima: La colpa e’ mia che non so scegliere, La colpa e’ mia che mi ficco sempre in quelle situazioni, Tutti uguali me li trovo, Ho le si* troppo piccole, eccetera.

4. L’indignazione, durante la quale la rabbia si sgancia da se’ e si dirige verso l’altro: E’ lui che e’ un eterno Peter Pan, Voleva solo sco*,  Stava col piede in due scarpe

Ora, questa e’ la fase piu’ delicata. E’ quella che determina l’evoluzione successiva. Molte restano incagliate nel sentirsi vittima, altre nel sentirsi arrabbiate. E quindi si finira’ in altre storie in cui si verra’ trattate piu’ o meno allo stesso modo e si avra’ conferma di essere sfigate in amore, oppure si trovera’ sempre lo stesso prototipo di uomo a conferma del fatto che sono tutti uguali, o ancora non si permettera’ a nessun altro di avvicinarsi emotivamente per paura di essere ancora ferite, e si potra’ scegliere di avere solo storie di sesso. Ma anche niente.

Perche’ si resta incagliati? Dal mio punto di vista la risposta e’ una: perche’ fa comodo. Perche’ non ci si mette in discussione, perche’ cosi’ si puo’ continuare a dare la colpa all’altro o alle circostanze o al governo ladro. Non si fa nessuna fatica emotiva. Non si cresce. E infatti queste persone, viste dal di fuori, sono “ferme sempre nello stesso punto”. Se invece l’elaborazione della rabbia seguira’ il suo decorso, si arrivera’ alla fase

5. Il sentirsi sopravvissuti: Mi so’ data ‘na salvata, Se restavo con lui avevo un cesto di lumache in testa, Ecco perche’ ero sempre arrabbiata/Soffrivo di gastrite/Mi cadevano i capelli eccetera. O come ha scritto mia sorella ieri

sfido chiunque a chiudere con fermezza, decisione e nemmeno un secondo di ripensamento, un legame fatto di anni, vita insieme e dei figli. Io ci ho rimuginato su un sacco di tempo. Tante volte per la paura della solitudine ho pensato di voler ritornare sui miei passi. Ora sì, sono serena e sicura della mia strada. Ma non è stato facile. {…} E ad un certo punto scopri che una domanda che ti ha assillato per un sacco di tempo, una frase che ti tormenta, svanisce come una bolla di sapone quando la condividi con un’amica davanti a un caffè. E’ tenersi tutto dentro che peggiora le cose.

Nella fase 5 si si sente piu’ forti, in grado di intraprendere nuovi progetti per se stessi, di investire le proprie energie psichiche in un piccolo cambiamento: palestra, lavoro, viaggio, qualcosa che arricchisca profondamente. Non un taglio di capelli, insomma. E si arriva alla tappa successiva,

6. L’integrazione. L’energia emotiva legata all’evento sparisce e il ricordo della sofferenza viene modificato. Non viene dimenticato: semplicemente viene considerato da un punto di vista diverso, un evento negativo al quale si e’ appunto sopravvissuti, e soprattutto un’occasione di crescita e di apprendimento.

Quindi amica mia, io davvero credo che tu sia sulla buona strada, che stai lavorando su di te e che riuscirai a riappropriarti della serenita’. Ricorda sempre la regola aurea:

The Fooders
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42 pensieri su “Lasciare andare

  1. ecco…un post dedicato a me…e mi sono commossa!Grazie per il post, ma grazie soprattutto per la fiducia. E' una bellissima carezza, e mi fa tanto, ma tanto, bene :*spero davvero che la fase 6 sia vicinap.s. comprerò da The Fooders!

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  2. Mi riconosco in pieno…Ammetto di aver passato tutte le fasi,alcune sono state un breve passaggio altre sono durate mesi…nel mio particolare caso, il vittimismo e l'indignazione sono coesistite facendomi rifiutare il contatto col mondo esterno per mesi (uscivo ma solo per andare a lavorare…e in piscina, trascinata da Ale…). Sono ORGOGLIOSAMENTE alla fase 5…Mi rendo conto che tutto è andato come doveva andare, per il bene mio e di mio figlio!!! Fase 6…..aspettami!!!!!!Simona 🙂

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  3. Cara Lucy, in questo periodo mi sembra che ogni tuo post sia scritto per me! Anche io sto chiudendo una storia importante durata più 5 anni con quello che credevo l'uomo della mia vita, per il quale ho mollato tutto e tutti, per fortuna sono finita in un posto dove ho l'opportunità di lavorare e dove abita la mia migliore amica, nonchè cari amici di famiglia…ma quanto è difficile quando a lasciare sono io, per disperazione, perchè non ce la faccio più a sentirmi sbagliata, a subire critiche su critiche senza mai avere nulla in cambio, ad avere fatti continui, subdoli o forse inconsapevoli ricatti psicologici…che dire…sto affrontando tutto questo perchè ho deciso che domani voglio pensare di essere sopravvissuta, anche se per ora tutto mi sembra un brutto incubo…in questo momento mi aiuta tanto avere vicine la mia famiglia ( emotivamente ed economicamente) e la mia migliore amica che non mi molla un attimo, mi porta fuori, mi accompagna a guardare case da affittare, mi aiuta a buttare fuori tutte quelle lacrime e quei pensieri repressi per anni…io sento che ce la farò…ce la faremo tutte…

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  4. Quando andavo dalla psic, le dicevo sempre che adoro la chirurgia, perché lo specialista individua il problema, taglia, apre, asporta, fa pulizia intorno al marcio che c'era, disinfetta, richiude, ricuce et voilà! Le dicevo che secondo me un “indirizzo chirurgico della psicanalisi” sarebbe stato utilissimo!Lei, ovviamente, non diceva niente: alzava soltanto un sopracciglio e sorrideva.Per poi dirmi: “Interessante, come accostamento: parliamone…”:-)Sì, avevo tanta fretta.E sì che voi donne siete geneticamente predisposte all'attesa…d.

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  5. Confesso che la fase 5) è la mia preferita.Quando lo incontri per strada con la nuova fiamma e ti dici (io mi son detta) “pfui, finalmente libera!!!”.Spesso ci tengono legate rimpianti inutili e dannosi, convinzioni errate su ciò che è la felicità e la convinzione che nessuno come lui mai.Ma si guarisce, oh se si guarisce.Ed è come gli omicidi. Fatto uno, si va lisce e si sa che si sopravviverà (che poi è la mia famosa teoria de “Il Danno”). :DE concordo con tua sorella, che aprirsi è la chiave di tutto, molti malumori si sgonfiano più facilmente.

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  6. É proprio vero, se finalmente riesci a passare la fase della rabbia tutto diventa piú semplice. É stata quella piú difficile, per molti motivi, ma dopo che me ne son liberata son riuscita a vedere tutto in un'altra luce, a capire la situazione, a capire cosa volevo io e non cosa volevano gli altri per me (la solita frase é conveniente, é meglio, é giusto). La rabbia é ció che ci rende ciechi davanti a ció che stiamo vivendo, e inizia molto prima, forse, di tutte le fasi. La rabbia, almeno per quel che ho vissuto, era presente da troppo tempo, e portava a incolpare solo gli altri. Un lungo percorso durato piú di un anno, da sola purtroppo, per capire che potevo cambiare le cose e soprattutto che arrabbiarsi non serviva a niente. Difficile, duro, ma da tempo é svanita. Non solo nelle relazioni, nel mio caso tornare con un ex, ma anche in tutte le situazioni della vita. La domanda che ancora mi faccio é perché tutta quella rabbia dentro da tempo, cosa l'aveva scatenata? Per ora l'importante é non ricaderci 😉 Bel post!

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  7. Come è vero! Io sono rimasta per anni incagliata in una non storia (manco era cominciata).Ho dovuto fare un lavoro lunghissimo per uscirne, ho analizzato tutti i partner successivi in funzione di quel giacomogemelli di cui mi ero perdutamente innamorata al liceo. Ebbene sì, una passione liceale ha inflluenzato il mio primo trentennio.

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  8. Cara Lucy,oggi ho conosciuto il tuo blog dopo vari saltelli fra una lettura e l'altra. Ho cercato di conoscere la tua storia andando a ritroso fra i post, mi è piaciuto leggerti.Mi sono riconosciuta in certe cose che scrivi, soprattutto queste riguardanti la fine di una storia…Perché anche io un anno fa sono uscita dal mio matrimonio, sono stata io quella a lasciare, a capire che non stavo piú bene, che quelli della “moglie di…” non erano i miei panni. É stata dura, lo è ancora adesso, anche se mi sono rifatta una vita nuova di zecca, con affetti nuovi e un nuovo compagno di avventure. Ci sto provando in tutti i modi a stare bene, e sono orgogliosa del fatto che mi stia riuscendo. Ho anche iniziato un percorso di psicoterapia perché sono consapevole di avere tanto lavoro da fare su di me. La cosa piú difficile nel mio percorso finora, non è stata tanto superare indenne le 6 fasi…quanto fare in modo che anche le persone intorno a me (leggi famiglia) accettassero la mia scelta di cambiamento e superassero a loro volte le fasi della perdita (perdita del mio ex, perdita delle aspettative che avevano sulla mia vita…). Dovrebbe esistere un manuale anche per loro! :)un caro saluto!

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  9. come hai reso bene l'idea….una storia così nella vita tocca (più o meno) a tutti, compresa la sottoscritta. e sono rimasta ad oscillare tra la fase 3 e la 4 per troppo tempo. definivo la mia vita in “prima di L. e dopo L.”…..poi per fortuna mi son data una scrollata e sono andata oltre.ma una certa vena di cinismo ormai è mia.quando sono rimasta incinta la prima volta , con mio marito (allora fidanzato)abbiamo preso una casa più grande….il suo bilocale l'ha venduto….io la mia mansarda l'ho solo affittata…per lasciarmi una via di fugapoi inciampi nella poliabortività e relativizzi tutto…..

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  10. sono in analisi da parecchi anni e sono consuler anche io…ciò che hai scritto rende molto bene un sensibile problema nella natura di molti e da spiegazioni semplici e profonde al contempo, atte ad un po' tutti…

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  11. proprio così: ogni cambiamento interiore richiede tempo e fatica.il punto di partenza fondamentale, secondo me, è convincersi che “si può fare”. altrimeti, non si parte mai.un abbraccio grande

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  12. Bello sapere di poterti essere utile, anche indirettamente. Si', quando si prende una porta in faccia, o quando si ridimensionano dei sogni, si cresce. Ma capisco che il fatto che tu stia chiudendo una storia con un uomo che non ha rispetto per te, vuol dire che quella crescita era un po' gia' avvenuta. Se ti va facci sapere 🙂 E comunque, siamo qui!

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  13. Si. O anche no. Non lo so, quando e' capitato a me sapevo solo che volevo stare meglio, ed ero tanto arrabbiata. Ci sono riuscita, piano piano, non guardavo mai l'obiettivo finale ma vivevo il benessere che il presente mi dava. E ad un certo punto mi sono resa conto di essere arrivata a destinazione.Ma forse per qualcun altro funziona in altro modo!

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  14. son botte nei denti. ma se ne esci, a volte, sei una persona migliore.p.s. vale sia per la storia balorda che per la poliabortivitàp.s.2 o forse me la racconto per non sentirmi sfigata……mah

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  15. GRAZIE A TE Lucy! Davvero!!! Mi aiutano molto i tuoi post!!!! Mi fanno sentire meno sola e mi rendo conto che quello che sto vivendo non è una “tragedia” tutta mia ma una situazione così tanto comune da poter essere quasi definita “banale”….L'obiettivo della fase 6 sarà riuscire ad uscire a divertirmi (di sera, come i gggiovani) con una mia carissima amica….che declina con gentilezza e che tu conosci bene 😉

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