La relatrice della mia tesi di laurea era una psicoterapeuta nevrotica professoressa. Da persona organizzata quale sono avevo iniziato per tempo a portarle materiale da correggere, per scoprire ben presto che alle versioni successive lei correggeva le sue stesse correzioni.
Il giorno prima della discussione della tesi, sbrocca. Mi dice che non va bene nulla, che l’introduzione è completamente sbagliata e da rifare, mi cancella un intera sezione (che io lascerò, guarda un po’, ci avevo lavorato mesi!). Poi tra uno sbraito e l’altro mi dice che il giorno prima della sua discussione perse la sua intera tesi dattiloscritta, e ovviamente a quei tempi non c’erano ancora nemmeno i floppy disks, e dovette riscrivere tutto la sera prima. Tutta la tesi.
Capii che le sue folli richieste dell’ultimo minuto erano il suo personalissimo modo di rivivere il trauma e di agire su di esso, e infatti avrebbe fatto qualcosa di simile con tutte le altre tesiste a venire.

uno-su-tre-resistenza-allo-stress

In questa ultima settimana ho dovuto organizzare un seminario di studio. Il capo mi ha detto quello che voleva, la direttrice delle operazioni mi ha aiutata con tutti i dettagli spiegandomi come fare e a chi rivolgermi. L’imprevisto dell’ultimo momento è sempre dietro l’angolo, e ieri una stampante si e’ bloccata, e le altre due erano lentissime. Ho stampato così tanto materiale da aver esaurito i toner.
In quel frangente il mio capo era tranquillissimo, ed anche io. Ho capito che lui è un buon padre che dà fiducia, non mi è stato addosso per niente, mi chiedeva solo se fosse tutto pronto – essendo la mia prima volta, col rischio che oggi ci troviamo, che so, senza il pranzo. Ma soprattutto ieri mi sono resa conto che la maternità mi ha cambiata: prima, lavorare sotto stress era il mio limite. Ieri non ho mai perso la fiducia né il sorriso.

La deprivazione del sonno attraverso cui tutte noi passiamo ci forgia.

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