Sono giorni che mia figlia dice di non volere andare a scuola perche’ nessuno vuole giocare con lei. E’ iscritta in una piccola classe in una piccola scuola, non sono li’ tutto il giorno ma quando vado a prenderla vedo che gioca con altri bambini e che quando li saluta per andare via si abbracciano forte forte ed e’ felice.

Per giorni le ho detto Ma amore, sei sicura che nessuno vuole giocare con te? e lei rispondeva sempre allo stesso modo, Nessuno, io chiedo Vuoi giocare con me? No. Vuoi giocare con me? No. Vuoi giocare con me? No. Ero dispiaciuta, ho anche provato a cercare delle alternative, ma dentro di me pensavo che quello che diceva non era vero.

Ieri sera prima di addormentarci facevamo il nostro solito giochino What was the worst part of your day? What was the best part of your day? e lei dice ancora La parte peggiore e’ che nessuno vuole giocare con me.

Allora mi viene in mente di ribaltare la prospettiva:

Amore, se io domani quando ti porto a scuola chiedo a Miss Marta se e’ vero che nessuno vuole giocare con te, secondo te lei cosa mi risponde?

LaPicci resta in silenzio qualche istante e poi dice Che non e’ vero.

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Oggi trovo un articolo davvero interessante che parla di autostima nei bambini e di buone maniere. Spessissimo in Italia si confonde l’educazione con l’essere assoggettati. Mille volte ho raccontato di come i bambini americani siano ben educati ed ubbidienti e mille volte mi e’ stato risposto che sono figli di una educazione severa che li vuole inquadrati, costretti a comportarsi come vogliono gli adulti, “soldatini”. Onestamente, niente di piu’ lontano dalla realta’, ma per chi vive in un’altra cultura fatta di regole lasse, interpretabili, sopraffazione e aggressivita’ verbale tutto questo viene letto in maniera diversa. In Italia c’e’ questa associazione buono uguale fesso, quindi meglio che ti faccia vedere i denti.

Robin Westen mi aiuta cosi’ a stilare un elenco di propositi per insegnare ai bambini a controllare i propri comportamenti e a sviluppare consapevolezza di se’.

Stabilisci delle regole ferme e aspettati rispetto.

I bambini hanno bisogno di regole ferme in modo che sappiano autoregolarsi e stabilire i propri limiti da soli. Ad esempio, la regola e’ Lavarsi i denti al mattino e alla sera. Ogni bambino provera’ a violare quella regola per affermare la propria personalita’ sul genitore, ma si aspetta anche che il genitore insistera’ per fargliela rispettare. Mettere un confine ai suoi tentativi di affermazione non vuole dire schiacciarlo, ma al contrario dimostrargli che il mondo intorno a lui e’ ripetitivo gli dara’ sicurezza. C’e’ tempo per l’adolescenza. Un bambino sapra’ muoversi all’interno di quelle regole e provera’ a forzare un poco la mano. Un buon genitore gli concedera’ (ad esempio) di farglielo fare secondo i suoi tempi, ma non potra’ evitare di farlo.
Un bambino o un adolescente che crescono nelle regole troppo rigide e nell’assenza di regole sviluppano disturbi di personalita’.

  • Spiegagli il perche’: un bambino non ha bisogno di spiegazioni complesse, il suo e’ un mondo semplice. I denti si lavano perche’ altrimenti vengono le carie. I giochi si mettono a posto perche’ cosi’ la volta dopo si sa dove ritrovarli (a proposito, laPicci e’ un mito, ricorda dove mette qualsiasi cosa!).
  • Premialo: ad ogni comportamento positivo del bambino e’ ottima abitudine dargli un rinforzo positivo. Sono fiera di te, sai sempre dove trovare le tue cose!
  • Segui le regole anche tu. Enough said.
  • Coltiva la sua coscienza: se tuo figlio si sente scoraggiato o in colpa per aver rotto o sbagliato qualcosa, non intervenire immediatamente a consolarlo. Ovviamente dipende dal contesto, ma fargli provare un sentimento negativo e poi dargliene spiegazione lo aiuta ad avere coscienza di se’. Amore, lo so che ti senti mortificata per aver rovesciato l’acqua. Ma questo e’ successo perche’ non prestavi attenzione.

Fortifica le sue capacita’ di problem solving.

I bambini tendono a sentirsi incapaci perche’ ancora non sanno fare le cose o non sanno come agire sul mondo. Oltre al rinforzo positivo ci sono altre piccole tecniche:

  • Lasciagli prendere decisioni: Cosa vuoi indossare oggi? Puo’ essere una domanda troppo vaga per un bambino piccolo. Dargli delle alternative restringe il suo campo di azione e lo fa sentire potente: Vuoi mettere la maglietta blu o quella rosa dell’uniforme scolastica? Per tornare al paragrafo precedente, provera’ a dire di voler andare a scuola vestita da Principessa. Nope, la regola e’ che a scuola si indossa l’uniforme (il suo Super Io non sara’ iniquo, anche i genitori rispettano le regole imposte da altri) ma noi abbiamo possibilita’ di scelta.
  • Incoraggia ogni suo nuovo tentativo: quando un bambino non riesce a fare qualcosa e’ infinitamente piu’ semplice e piu’ veloce farlo al posto suo (e farlo sentire un inetto). Invece incoraggialo a provare ancora, anche se dice no, forzalo un poco. Potra’ riprovare e riuscirci; potra’ riprovare e fallire ancora (e allora valuta se farlo tu, con dolcezza, spiegandogli perche’ non e’ riuscito); potra’ riprovare, non riuscire e chiedere il tuo aiuto (e gli dara’ forza: verbalizzagli la sua capacita’ di saper chiedere aiuto nel momento del bisogno); potra’ riuscire. E sentirsi capace e fiero di se’.
  • Lasciagli trovare soluzioni: quando i bambini chiedono come poter fare qualcosa, chiedigli E tu come faresti? Dipende da quello che devono fare e dall’eta’, a volte i bambini piccoli sono persi di fronte alle troppe possibilita’, ma incoraggiarli a dare il loro contributo e a pensare out of the box e’ gratificante.

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Aiutalo ad essere paziente.

A nessuno piace aspettare, soprattutto ai bambini piccoli che non hanno una vera cognizione del tempo.

  • Fallo aspettare: non intervenire immediatamente quando tuo figlio chiede qualcosa. D’altronde, se e’ una cosa possibile gli si puo’ dire che puo’ prenderlo da se’.
  • Digli cosa sta provando: e’ sempre un’ottima abitudine verbalizzare le emozioni dei bambini, soprattutto quelle negative, e ancora di piu’ quando c’e’ qualcosa di cosi’ noioso come aspettare. Se si tratta di un’attesa prevista e lunga (tipo un viaggio) e’ bene premunirsi con qualcosa che lo tenga impegnato, ma se l’attesa e’ relativamente breve si puo’ correre il rischio di insegnargli a gestire la noia. Ehi, sei bravissima! Qui ci si annoia ad aspettare e invece tu sei cosi’ paziente!
  •  Impegnalo in attivita’ che promuovano la virtu’ della pazienza: puzzle, giochi di societa’, piantare un seme e aspettare che spunti. Tutte le cose che non puo’ ottenere schiacciando Search su un iPad.

Enfatizza l’empatia.

Quante volte ti e’ toccato fare da mediatore perche’ tuo figlio ha preso un giocattolo non suo e non voleva restituirlo? I bambini sono egocentrici e credono che il mondo giri intorno a loro, mentre e’ bene insegnargli che tutti hanno emozioni.

  • Sottolinea i suoi atti di generosita’: Amore, sono felice che tu abbia voluto regalare quei tuoi giocattoli a Sophie e Micol, a loro piacevano cosi’ tanto! (tra l’altro, lei e’ una bambina davvero poco attaccata alle cose e io lo apprezzo molto).
  • Chiedi, non spiegare: un bambino non comprende davvero l’empatia fino a che non inizia a decentrarsi dal proprio punto di vista, ma potra’ provare a pensare in termini semplici cosa pensano gli altri. Secondo te perche’ c’e’ la bocca all’ingiu’? Risposta: Nicole e’ triste perche’ la mamma e’ andata via. Oppure come nell’esempio di Miss Marta all’inizio del post: lei ha capito che un’altra persona avrebbe visto le cose in maniera diversa.
  • Insegnali a leggere il linguaggio non verbale: come appena spiegato, e pian piano si possono introdurre le emozioni complesse, come la frustrazione, la gelosia, l’orgoglio. E credetemi, una tabella delle emozioni serve tantissimo anche agli adulti.
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