Fammi venire in America

Faccio parte della nutritissima schiera di emigrati italiani che vengono contattati da connazionali in patria per avere informazioni sulla qualsiasi riguardante il posto in cui ci siamo trasferiti. A volte le domande sono ben poste e circostanziate, segno che c’e’ stata una discreta ricerca precedente; ma nella maggior parte dei casi l’aspettativa di chi scrive e’ talmente a trecentosessanta gradi che noi che leggiamo ci chiediamo E mo’ da dove comincio??

Innanzitutto a volte scrivono a me in Florida chiedendo info sul Minnesota, voi capite, e io che ne so? L’America e’ grande e ogni Stato ha le sue regole, a volte persino le singole contee (piu’ o meno i nostri quartieri, almeno parlando per Miami) cambiano l’una dall’altra pur essendo nella stessa citta’.

La domanda piu’ frequente e’ ovviamente Puoi aiutarmi a trovare un lavoro, seguita da Come faccio a venire in America. Alla prima rispondiamo che non abbiamo questa possibilita’, perche’ di solito noi stessi abbiamo solo un Visto che magari non ci permette di lavorare; quello che la maggior parte della gente non sa e’ che qui il permesso di lavoro si ottiene solo nel caso in cui un Americano non abbia le qualita’ richieste per svolgere quel determinato lavoro. Questa discrimin limitazione esclude camerieri, imbianchini, laviapiatti e tutti quelli che umilmente si propongono con Sono disposto a venire e fare qualsiasi cosa. Wrong answer: di quelli ce ne abbiamo a pacchi, qui. Sei un ingegnere aerospaziale? Parliamone. Ma resto sempre la persona sbagliata.

Come faccio a venire in America? e’ la domanda alla quale spesso rispondiamo sbrigativamente Tenta la Lotteria (aperta fino la fine di ottobre). Il motivo di questo sbolognamento e’ che esistono vari tipi di Visto molti dei quali a noi ignoti, sempre perche’ siamo le persone sbagliate a cui chiedere. Abbiamo una Ambasciata Americana in Italia e vari Consolati, basta guglare e si trovano le risposte (anche se vaghe, lo riconosco). In realta’ pero’ quasi nessunao di noi si rifiuta di offrire il suo aiuto, ma tutti noi siamo diventati in grado di decodificare immediatamente la solidita’ della domanda posta (direttamente proporzionale alla velocita’ di sbolognamento).

da quattrocentoquattro.com

A volte chi ci scrive ci fa simpatia e siamo cosi’ gentili da cercare noi stessi il link necessario e fornirlo al richiedente. Potrete giurare che mai peggiore decisione potrebbe essere presa: le persone vanno rese autonome per poter crescere e capire da sole, e invece noi per generosita’ perseveriamo nello stesso errore.

Il mittente italiano medio si prendera’ quel dito per poi accaparrarsi tutto il braccio e comincera’ a chiedervi info su alberghi, noleggio macchine, voli intercontinentali, collegamenti pubblici, qualsiasi cosa pur di non aprire quel cacchio di browser multicolor (va bene pure quello con la e blu ma e’ piu’ lento) e fare la ricerca da se’. E questo nonostante faccia notare che se vivo a Miami non dormo in albergo e quindi non ho idea di quale sia Il piu’ conveniente.

E se anche faccio l’errore, sempre per gentilezza e generosita’, di scrivergli Guarda, non ho idea ma di solito quelli all’aeroporto sono i piu’ convenienti, lo step successivo e’ senz’altro quello di alzare il tiro con Mi consigli un ristorante a cui chiedere il lavoro, oppure ripetere una domanda basilare gia’ posta dieci messaggi prima, perche’ sia mai che queste persone si organizzano con one notecarta e penna: no, vanno a memoria. Ma noi siamo pazienti, e rispondiamo ancora, e ancora, e ancora.

A volte poi ti chiedono l’amicizia su Facebook, e fanno bene perche’ ormai siamo diventati intimi, scriviamo piu’ a loro che agli amici che abbiamo lasciato in Italia e che non hanno nessuna intenzione di venire qua, perche’ hanno assistito in diretta, anni fa, alle pastoie burocratiche ed emotive che abbiamo attraversato per ottenere il nostro visto di ingresso.

Ma agli occhi di chi non ci conosce siamo sicuramente dei privilegiati, ed in effetti nemmeno hanno tutti i torti.

via adnkronos.com

Mi e’ capitato di dare consigli ad un avvocato italiano che pero’ vuole venire qua ad insegnare judo, persona anche simpatica, un po’ demanding ma a modo e con una idea creativa che secondo me potrebbe funzionare. Ho risposto ad una persona che alla quinta email richiedente info su un dato quartiere che io non consiglierei ma dove lei voleva assolutamente vivere mi chiede cosa ne pensassi se, non possedendo la macchina, avesse portato i figli in una scuola con programma italiano ma distante dieci miglia: avrei potuto farmi i cavoli miei, tanto la vita poi e’ la loro, e invece no, fammi essere onesta su come funziona qui, ho detto Ma guarda che non ci sono autobus diretti, ti ci vogliono due ore. Disfattista che non sei altra, a me piace vivere li’ e andare a scuola la’ (meglio chiedere a qualcun altro che mi dira’ esattamente quello che voglio sentirmi dire). Sparita.

La maggior parte delle persone non googla Map of transportation Miami ma scrive a me chiedendo info su come si arriva dal Downtown a Key Biscayne, roba che Maps ti offre pure l’opzione trasporto mulattiera. E quindi ho inviato link con la mappa dei trasporti pubblici, quello ai noleggi auto perche’ comparassero le tariffe, quello alla Visa Lottery, quello che dimostra che essere riimpatriati non e’ una leggenda metropolitana, quello ai motori di ricerca per un lavoro nel campo dell’estetica (di cui sono notoriamente una esperta) e svariati, svariatissimi link e info su College ed Universita’ di Miami (qui e qui per capire cosa potreste fare con Visto F1 di cui, si’, sono decisamente un po’ piu’ esperta, chiedetemi pure).

E dopo che ti sei sbattuto, hai risposto, hai aiutato (Oh ma scusa, non pensavo che cinque minuti al pc ti pesassero cosi’ tanto), quasi tutti, un buon 99%, spariscono nel nulla. Ne’ grazie ne’ ciao. Pluf.

Vieni a sapere mesi dopo che quella persona che ti scriveva e’ arrivata trovando il modo di entrare – legalmente o meno – e sia mai che anche in quel caso si prodighi di scriverti Ehi ciao ce l’ho fatta. Niente, quello che volevano l’hanno ottenuto, la gentilezza non e’ prevista e tu non sei piu’ utile.

Al momento.

Perche’ tu sai perfettamente che prima o poi si rifara’ vivo con la faccia di tolla un grande smile sorridente, tanto sei stato gia’ cosi’ generoso una volta, vuoi non aiutarlo ora che sta qua? Gli capitera’ di aver bisogno di capire che prodotto e’ quello in vendita al supermercato (ecco il fantastico gruppo di Valentina), o quale internet provider scegliere, quale operatore telefonico sia il piu’ economico, quale sia il negozio italiano che non da’ sole, da quale parrucchiere andare per non farsi fare lo scalpo.

Poi apriranno un blog sulla loro fantastica esperienza all’estero, di cui saranno diventati espertissimi, e qualcuno iniziera’ a scrivergli chiedendo informazioni su come poter lasciare tutto e trasferirsi negli Stati Uniti.

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42 pensieri su “Fammi venire in America

  1. In un particolare momento della mia vita, a queste domande ho trovato risposta andando in Ambasciata a Roma e per quelle più leggere su internet (santo subito). Come ho scritto da un’altra parte, appena ho recuperato tutte le notizie che mi occorrevano, ho messo sulla bilancia tutto valutando i pro e i contro. Alcuni requisiti li ho (tranne essere ingegnere aerospaziale ☺️) ma l’America non è l’Italia e l’approssimazione non è nella loro cultura, per cui si ritorna alla realtà e si rimane statici, nel proprio luogo. Trovo che proprio l’approssimazione sia il problema di queste persone. Siccome qui tutto è possibile pensano che funzioni così anche in altri posti. Sulla loro mancata riconoscenza c’è una sola giustificazione: la maleducazione che ahimè è il segno che li contraddistinguerà anche all’estero, qualora riuscissero ad attuare il loro sogno di espatriare. Voi siete preziosi sicuramente, ma per una cosa importante come “emigrare” credo che i canali ufficiali siano di gran lunga i migliori.
    Grazie per le dritte che con i vostri post date comunque!

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  2. Ah, il tasto dolente che hai toccato! Io sinceramente di contatti ne ho avuti meno di quanti ceri altri blogger in America hanno dovuto soffrire, ma nel mio piccolo lo confermo senza troppi peli sulla lingua, molti hanno rotto pure un po’ le palle! Un paio di mesi fa mi scrive un tipo, “Ciao Monica,
    Sono un italiano che tra qualche giorno verrò a lavorare li a Sierra Vista. Probabilmente porterò la mia famiglia. Volevo qualche consiglio. Grazie.”

    Certo che ti posso dare qualche consiglio… cosa farai qui?

    “…grazie per aver risposto alla mia mail. Sarò impiegato presso la base. È la prima volta che che vengo in America e sono l’unico italiano nella base. Con me viene anche la mia famiglia ma non conoscono l’inglese giusto qualche parola. Consigli su come si vive li. Probabilmente le mie figlie frequenteranno le scuole in base ma sapere che a Sierra Vista vive una italiana mi rincuora. Ti ringrazio.”

    Di italiani ce ne sono a SV, ma non ci si caga a vicenda, non ho mai capito perché,probabilmente perché se essere italiani e’ l’unica tratto comune, insomma, la relazione non e’ delle più forti…. Rispondo onestamente scrivendogli proprio questo, e rinnovo la mia disponibilità ad aiutarli, se vogliono e gli scrivo che sara un bello shock arrivare qui, soprattutto se non hanno mai visitato questo paese.
    Mi risponde “Dove lavora tuo marito in base così appena arrivo lo posso incontrare e fare due chiacchiere. Cosa intendi per shock? Ci sono negozi che vendono mobili, devo comprare le camerette alle bambine.”

    No, giuro. Ci sono negozi per mobili. Sono forse un’aliena da un mondo alieno, ma dovessi trasferirmi in un paese straniero di cui evidentemente non conosco lingua, usi, costumi, un cazzo, la cameretta per la bambine forse non sarebbe la mia priorita’ principale, eh?
    Poi due chiacchiere con mio marito? In che lingua vorresti farle? Perché l’italiano di mio marito non e’ esattamente da 2 chiacchiere…

    Gli rispondo con l’informazione sui negozi di mobili, gli do un paio di altre informazioni.
    Poi il silenzio.

    2 o 3 settimane dopo una mia amica, il cui marito e’ uno dei capi alla base e ha tante “connessioni” con le varie mogli di ufficiali etc. mi manda un messaggio sul cellulare dicendomi “una mia amica mi ha chiesto se conosco qualche italiano perché e’ appena arrivato dall’Italia il liaison italiano della base con la famiglia e vorrebbe contattare qualche italiano qui, così le ho dato il numero di cellulare. Va bene?”

    Ancora, il silenzio. Mavaffanculo, dai. Sicuramente prima o poi li incrocerò, e’ una cittadina piccola, ma davvero, perché rompermi i cojones e contattarmi? Forse pensavano che gli facessi da interprete/guida e che organizzassi una festa, no anzi forse preferivano una pizzata dopo un aperitivo magari, eh?, quando arrivavano?
    Quando e’ stato chiaro che il mio desiderio di sbattermi per degli sconosciuti con cui ho in comune solo il paese di nascita era direttamente proporzionale al loro desiderio di sbattersi per imparare, senza che nessuno gli tenesse la manina e , sono spariti.

    Se non sei grande abbastanza per capire che quando vai a vivere all’estero e’ da idioti pensare di poterti “costruire” un surrogato del paesello da cui provieni, perche’ e’ bello avere dei contatti che ti ricordino il paese da cui arrivi, ma l’America non e’ l’Italia e Sierra Vista non e’, per dire, Capracotta, e soprattutto quando dopo anni e anni di vita in America ancora parli inglese come mio padre che se lo studia da solo nei weekend a 76 anni (in altre parole, come Tarzan) e hai forse 2 semi-amiche locali, e tutte le tue amicizie sono italiani che vivono vicino o lontani e con cui whatsappi dalla mattina alla sera… ecco, se il tuo livello di apertura mentale e’ quello, forse forse l’espatrio non e’ la soluzione che cerchi.
    scusa per il commentone da divina commedia…. manco lo rileggo, perdonami gli errori.

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      1. Tanti. Quasi tutti quelli che mi contattano… un’altra mi dice “sono cittadina americana perché ho vissuto in america per 10 anni negli anni ’80. Voglio venire a vivere in Arizona nel 2016, con le mie figlie che ovviamente sono anche loro citando americane: una sta finendo l’università l’altra sta finendo una scuola da estetista (a 16 anni). Voglio venire a Phoenix per dar loro un futuro migliore. CI sono gruppi di italiani a Phoenix? E quanto costano gli appartamenti li’?” Ma cazzo, ma come i tutte le grandi città puoi trovare il buco nel barrio dove ogni sera ci sono convegni di spacciatori per 300$ al mese e puoi trovarti il condo a Scottsdale per 3000$ al mese… Rispondo dicendo che in effetti so poco e niente di Phoenix e che non so se ci sono gruppi di italiani perché sinceramente non me ne e’ mai fregato molto (ma le aggiungo il sito del consolato onorario di PHX, perché non sono così stronza…)
        Poof. Sparita, come per magia.
        Manco un grazie, niente.
        Questi sono i casi in cui aspetto il mio momento di karmenfreude….

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  3. Tizianaaaaaa….posso seguire il tuo filone e scrivere “fammi venire in Inghilterra”. Mi arrivano mail di ogni genere e pure io, come te , mi stupisco di come non usino google per cercare info basilari. A me e’ stato pure chiesto se potranno essere felici lui , sua moglie e le sue bambine. Ma come fai a chiedere se puoi essere felice a una persona che non conosci ma della quale hai letto solo qualche post?! Un po’ lusingata mi sono pure sentita, ma tanto, tanto frustrata. Io le ricerche me le sono fatte da sola, google in primis, maps e street view per vedere le zone, siti ambasciate, council etc… e a me vengono a chiedere della scuola di quartiere, manco il mio quartiere. Io amo aiutare gli altri, non e’ a caso che cerco di scrivere spesso post pratici con tanto di link utili, ma sembra che non bastino nemmeno quelli. Poi dopo tanti complimenti e tante moine tutti spariscono, non un grazie, non un aggiornamento e magari, come dici tu, mi riscriveranno tra mesi e mesi per chiedermi qualcos’altro o magari per dirmi che non sono riusciti ad essere felici e che la mia felicita’ che li ha illusi e’ stata la colpa di tutto! 😦

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  4. Tizy tanta comprensione.
    A me non scrivono in quanto expat, ma ricevo una quantità pazzesca di mail per sapere come si fa a lavorare in televisione (che, agli occhi ei più, sembra una figata pazzesca).
    Il top è stato quando una ragazza mi chiedeva info su come potesse fare il marito per lavorare in tv come tecnico pur avendo decennale esperienza come cuoco (lavoro che a me sembra decisamente più figo, ma tant’è) e, poi di norma, quando mi sono sbattuta per dargli tutte le info in mio possesso spariscono. Adesso mi limito a linkargli un post che ho scritto al riguardo, se gli piace bene, se no tanti cari saluti.

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  5. Questo post mi fa morire e lo capisco molto!
    Io ho scritto un post lungo su come fare la procedura per entrare in un dottorato, ma va da se che io non conosca tutto lo scibile umano.
    Quindi se la gente mi chiede su che libri ho studiato per il GRE e il TOEFL li aiuto volentieri.
    Poi pero’ mi arriva la gente che chiede:
    “Qual e’ la miglior universita’ americana per studiare biologia molecolare dei cavallucci marini in calore?”
    oppure
    “Io faccio ingegneria ma mi sto specializzando in una colla che ti permette ti appiccicarti le magliette alle ascelle, mi dai un numero di un professore da contattare?”
    o anche
    “Io ho un diploma all’ITIS e non so l’Inglese, dove posso fare un dottorato? Andavo bene a scuola eh”
    poi alcuni mi prendono per una psicologa
    “Non so se andare in America a fare un dottorato perche’ separarmi dal gatto Fifi sarebbe troppo pesante per me. Che faccio?”

    E poi come dici tu quelli che chiedono “Oh ma stai in Colorado? mi dici com’e’ San Diego? Ma basandoti sul clima del Colorado, mi consigli di portare gli stivali pesanti a New York?”
    Che e’ un po’ come chiedere consigli su Mosca a uno che sta a Lisbona…

    Insomma, bellissimo…

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  6. standing ovation!!!!
    io proprio ieri sera mi sono messa li’ a rispondere alle emails… non lo faccio volentieri perche’ quasi tutte sono di persone che non hanno la forza di attivare google (non dico il cervello), quindi rimando rimando fino a quando non sono dell’umore giusto… pero’ rispondo sempre 🙂
    i grazie sono rari.
    gli arroganti non li sopporto (tipo il chirurgo dentista).
    ogni tanto pero’ qualche persona con domande sensate si trova, e poi una volta arrivati qui ci si incontra pure.

    il caso piu’ strano che ho e’ un tipo che ogni anno di media mi scrive un’email per cheidere se la crisi e’ finita e se sta volta posso aiutarlo e trovargli un lavoro… e basta, dai! 😉

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  7. Sai che mentre ti leggevo mi è tornata alla mente una mamma che mi aveva scritto chiedendomi come fosse vivere in Sicilia perchè voleva trasferirsi con la figlia? (Ora che lo scrivo nero su bianco mi fa tanto ridere 😆) È stato il periodo in cui avevo deciso di tornare a Milano quindi la mia risposta, cercando comunque di essere obiettiva, non è stata esattamente quella che voleva. Sparita nel nel nulla, nè ciao nè grazie nè vai al diavolo.
    Certo, capitato due volte (la seconda, una ragazza molto carina, l’ho conosciuta di persona, ha portato regalini ai bimbi, s’è fermata a cena e poi ha preso il volo decidendo altrimenti… non la sento più ma è stata una relazione più “normale”, non amiche ma una piccola frequentazione poi finita).
    Se fossi in te probabilmente non avrei avuto tutta quella pazienza!
    Tra l’altro quando mia sorella doveva venire a Miami più volte le avevo detto di provare a scriverti ma le prendeva male… proprio per il discorso che hai fatto tu, che in fondo bisogna cercare in rete, chiedere in ambasciata e via dicendo.
    Sei molto paziente, io avrei mandati tutti a ca**re molto tempo prima 😁

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  8. Si chiaramente bisogna chiedere in ambasciata, in rete e via discorrendo perchè ognuno di noi ha esigenze diverse e vuole vivere in stati diversi. E’ anche vero che ognuno quando si sposta chiede il parere ad una persona che conosce quasi istintivamente….quindi dai porta pazienza! e forse con questo post hai messo le cose in nero su bianco e avranno capito : )

    http://www.salt-eco.com

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  9. Come non concordare con ogni singola parola che scrivi? Quello che da` fastidio a me ( e credo a tutti noi ) e` la totale mancanza di educazione a non ringraziare. E dire che tutti noi siamo davvero disponibili, nel nostro piccolo: io non mando mai nessuno a…… rispondo sempre a tutti! Per mia fortuna il WI non e` cosi` gettonato come la Florida

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  10. Potresti (potreste) fare così: pubblicare in qualche post le mail ricevute (senza metterci i nomi e avvisando che tutte le mail verranno pubblicate) e aggiungere la risposta che vorreste dare (compreso il “è inutile che tu chieda a me del Minnesota”) .
    Poi, quando ne arriva una simile, aggiungere la mail ricevuta al vecchio post e dire al mittente dove trova la risposta (come dire, ti ho incasellato lì)

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  11. Carissima, hai strappato più di un sorriso alla mia giornata grigia con questo tuo post. Ci hanno da poco confermato l’appuntamento in ambasciata a Napoli per il colloquio pre-visa che avverrà il 23 dicembre. Visa sotto l’albero? Chissà…Nel frattempo ho già iniziato a raccogliere tutta la trafila dei documenti che dovremo presentare al colloquio e, ovviamente, a non dormire la notte. Come si dice? Attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi.
    Ti abbraccio

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  12. Ciao Tiziana,sono la mamma di Alessandro,quello dell’anno all’estero
    Volevo dirti che l’altra sera ho letto il tuo post a mio figlio, specialmente la parte su come trovare lavoro in America…”..sei un ingegnere aerospaziale?parliamone!”
    Risultato :ora mio figlio,che non è mai stato un grande studioso,studia come un pazzo e vuole fare l’università e frequentare ingegneria !!!!
    Ho pagato da bere alle mie amiche, come atto propiziatorio perchè quella luce che si è accesa non si spenga mai piú….direi che sono in debito anche con te!
    Se mai mi capiterà di passare a Miami sappi che ti devo un Mojito, e se alla fine Alessandro in America ci arriva con le sue forze te ne faccio offrire un barile da lui
    !!!!
    Ciao e baci e grazie ancora

    Betty

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  13. Si può passare sopra a pigrizia e pressapochismo, ma questa maleducazione è insopportabile. Nemmeno un “grazie per la risposta, ciao”. Dall’America all’Austria all’Australia scrivete tutti la stessa cosa, il 99% sparisce nel nulla dopo avervi bombardato di domande senza nemmeno ringraziare, non può essere solo un caso o solo sfortuna. Ma qual è il livello medio di educazione? Bah.

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  14. Pingback: Muto | ero Lucy

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