Vedi che le casualita’ ti fanno riflettere, avevo programmato un vecchio post sui quasi nonni di Picci e mi ritrovo a scrivere del mio quasi nonno, mancato giusto ieri, dopo aver vissuto 97 anni di una vita lunga e ricca.

E questa non vuole essere una celebrazione triste, ma un inno alla vita, come si usa qui o nel paese di mia mamma quando qualcuno muore.

Il Generale era il mio prozio, fratello di mia nonna paterna. Ultimo dei tre figli, si sposo’ e poi parti’ per la seconda guerra mondiale, e scomparve.

Le sue due sorelle nel frattempo si sposarono, una delle due ebbe due figli, entrambe rimasero vedove. Ora non conosco bene la tempistica delle vicende collaterali, ma dopo qualche anno che sua moglie inizio’ a percepire la pensione come vedova di guerra, lui fece ritorno a casa, sopravvissuto alla drammatica Campagna di Russia e alla prigionia.

Era irriconoscibile. Ed era l’unico uomo adulto rimasto nella famiglia.

Mi rammarico di non aver mai fatto domande, di non aver conosciuto meglio la sua vicenda, di averlo sempre vissuto nel suo presente e mai nel suo passato.

Il Generale si prese cura di tutta la sua famiglia allargata. Ebbe due figli maschi e crebbe mio padre e sua sorella, per poi continuare ad essere presente nelle vite dei suoi nipoti, mia sorella ed io, mio cugino e mia cugina. La nostra non e’ una famiglia numerosa, non ha potuto esserlo.

Mia sorella ed io, da lui chiamate Bambolina e Principessa, abbiamo sempre guardato con curiosita’ ai suoi due figli, nati negli anni ’60 in piena rivoluzione culturale. Uno dei due, il figlio del Generale!, ando’ in India per qualche anno e torno’ con la barba lunga ed un pappagallo sulla spalla. Quando ero bambina quello era il mio “zio” preferito, divertente, leggero, e scanzonato, che nella relazione con mio padre trovava risa e interessi comuni, come la politica e la fotografia.

Poi capita che la vita casca addosso con tutto il suo peso e cambia le persone, gli umori, e di conseguenza le relazioni. Qualcuno parti’ per gli Stati Uniti, qualcuno si sposo’ e divorzio’ , qualcuno inizio’ la lotta con i suoi demoni interni e qualcuno mori’.

La sorella del Generale, mia nonna.

Ricordo quel giorno come se fosse ieri, mia sorella ed io prese sotto l’ala protettrice della ex nuora del Generale, con mia mamma che organizzo’ velocemente un pranzo dopo il servizio funebre, probabilmente a rompere una tradizione lugubre, non ho idea, ma so che quel giorno il ramo femminile acquisito della mia famiglia rivelo’ una forza inaspettata ed i miei ricordi sono pieni di calore.

Il Generale poi arricchi’ la sua vita con quattro bellissimi nipotini, figli dei suoi figli, mentre noialtri nipoti arrancavamo un po’ nei casini della vita. Tutti abbiamo avuto figli ampiamente dopo i 30 anni, come nella migliore tradizione italica, e dopo aver lasciato Roma, tanto che mio prozio non ha mai conosciuto i suoi pro-pronipoti.

Una volta in pensione il Generale si e’ appassionato di pesca e di mare, poi di pittura. Era un gentiluomo di altri tempi e portava con eleganza i gradi che aveva vestito nella sua carriera, come un tempo si usava. Mai una parola fuori posto e se sorrideva silenzioso guardandoti negli occhi eri certo che c’era qualcosa che non andava.

L’ultima volta che l’ho visto era al funerale dell’altra sua sorella, morta a 96 anni, due giorni prima che morisse anche mio padre, il suo figlioccio. E la nostra famiglia si e’ un po’ persa.

Ciao zione, non dimentichero’ mai la tua voce ed il tuo profumo. Ora so che sei tornato a fare da guida al mio papa’.

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