Sono passata dal benzinaio per il solito ventino, e per scrupolo gli chiedo di controllarmi acqua e olio.
L’acqua c’è, mi fa. E già mi stupisco, erano due anni che qualcuno non apriva quel serbatoio.
Tira fuori la stecca dell’olio e la guarda interdetto.
Mi guarda.
La ri-infila nel suo alloggio e la ritira fuori.
Bianca.
Pulita.
Mi guarda con gli occhi di fuori, compatendomi.
Heh heh heh adoro la mia macchinina che si nutre di vento e degli Ave Maria che la suorina mi dedica!
Però questo mi ha fatto tornare in mente un paio di episodi.
Lo scorso Natale sono venute a trovarmi mia mamma, mia sorella e i nipotini. Avevo la revisione in scadenza, porto la macchina al solito meccanico viscido che prima mi soppesa dalla testa ai piedi poi passa la noiosa pratica al suo sgherro. A lavoro quasi terminato gli chiedo: “mi scusi, ma in questa macchina come diavolo si tirano fuori le cinture posteriori? Ci ho provato più di mezz’ora senza riuscirci!”
Mi sono sentita un’idiota guardandolo far scivolare il sedile posteriore in avanti, anzichè tentare di ribaltarlo dal portabagagli come facevo con la mia Panda.
Lì ho capito che il detto che dà il titolo al post è purtroppo vero.

Ma il peggio è stato a fine marzo. Anche se avevo un’attenuante…
Il mio promesso ed io riusciamo a strappare una vacanzina a Madrid. Il mio volo è previsto alle 11, e riesco ad arrivare a Fiumicino con largo anticipo. Sono giorni di grande stanchezza per me, il lavoro si è accumulato e faticosamente riesco a portare a termine tutti gli impegni che avevo concordato con le scuole.
Trovo il mio posticino al Parcheggio Lunga Sosta solo dopo aver girato un pochino, evidentemente in tanti hanno scelto di ritagliarsi una vacanza in questo periodo dato che Pasqua è ancora drammaticamente lontana.
Ricordo tutto perfettamente: ero stanchissima ma felice di riuscire a riabbracciare il mio promesso, il sole primaverile finalmente aveva cominciato a scaldare la città, alla radio una canzone di Skin che canticchio serena. Mi avvio al punto di raccolta, attendo la navetta, si parte!
A Madrid, la sera stessa, mi esplode la varicella. Sorvolerò sulla sfiga della questione.
Ritorno una settimana dopo spossata, con il viso segnato e dopo un viaggio allucinante: in aeroporto dalla tarda mattinata, il mio lui parte puntuale ed io mestamente attendo cinque ore a Barajas, poi altre 2 a bordo perchè il volo porta ritardo. Arrivo al Lunga Sosta alle 20 passate, pago la sosta, vado per accendere la macchina, niente, non fa nemmeno contatto.
Chiamo la mia amica sperando possa venire ad aiutarmi; è a casa col suo amante e mi propone di prendere il treno, poi domani si vedrà. Declino l’offerta, decido di far da me.
Lascio la valigia in macchina e mi incammino verso il cabinotto centrale, dove chiedo aiuto e cavetti. Non ne hanno, il loro soccorso stradale parte da Tor Sapienza. Faccio prima, mi dicono, a chiedere al parcheggio dei taxi lì accanto.
Altro chilometro per raggiungerlo.
Mi avvicino ad un gruppetto di 4 intimorita, chiedendo aiuto. L’ora è tarda e sono l’unica donna tra un centinaio di persone. Vengo ignorata, A st’ora nun ce li avemo. Sono quasi disperata.
Alle mie spalle un uomo mi chiede che macchina abbia, forse può aiutarmi.
Non mi sembra vero, un’anima pia! Mi dà del lei e mi invita a salire in macchina. Non vorrei ma devo fidarmi. Mi propone di aiutarmi ma se gli chiederanno di pagare l’ingresso al parcheggio dovrò farlo io. Ma certamente!! In tasca ho 3 euro e il bancomat, utilissimo in certi casi.
In men che non si dica raggiungiamo la macchina, attacca i cavi, dà l’impulso per l’accensione, il motore gira e si mette in moto! Grande!!! Esclamo.
Spenga i fari, mi fa, così si ricarica un pò la batteria.
Spegnere i fari? Ma io non….

www.ilmessaggero.it

Gentile redazione, attraverso la vostra pagina vorrei esprimere il mio grazie di cuore a Carlo, tassista di Fiumicino, che ieri sera mi ha offerto aiuto e sostegno soccorrendomi con la macchina in panne al parcheggio lunga sosta dell’aeroporto, permettendomi così di tornare a casa dopo un lungo ed estenuante viaggio. Sono riconoscente a quest’uomo che ha sottratto tempo al suo lavoro per aiutare una persona in difficoltà.
Grazie ancora Carlo!
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