Un articolo de Il Messaggero mi fa tornare in mente un’episodio dell’anno scolastico appena concluso.

Prima media, un ragazzino è il despota della classe. Aggressivo, subdolo, incontrollabile. I compagni lo temono un po’, c’è chi cerca di farselo amico per disinnescarlo, c’e’ chi se ne tiene a distanza. Uno di loro, iscritto a facebook come tutti anche se non potrebbero, crea il gruppo Per chi è contro Pierluigi. In un pomeriggio le adesioni si moltiplicano tra compagni di classe e amici di scuola. Qualcuno viene infilato dentro senza saperlo, una di questi è Valentina, amica di Pierluigi fin dall’asilo, che salta sulla sedia e chiama sua madre dicendole che il gruppo creato va contro le netiquette di facebook (e’ vietato creare gruppi “contro”). Valentina segnala il gruppo, poi chiede ai suoi amici di fare altrettanto.
Ma è gia’ tardi. La mattina dopo la mamma di Pierluigi arriva a scuola arrabbiatissima, il figlio ha deciso di non andare più a scuola perché questo scherzo lo ha fatto sentire umiliato e deriso. I professori parlano con la classe, i compagni capiscono di aver sbagliato e segnalano tutti il gruppo, che viene chiuso. Ma avevano davvero capito cosa era successo?

Arrivo in classe la settimana successiva, a cose già avvenute. Quello di cui i ragazzi non si erano resi conto è che una pagina facebook non si ferma lì; con un semplice disegno alla lavagna gli ho mostrato che oltre la loro bacheca c’è la bacheca dei loro amici, e un like messo a casaccio viene visto da tutti gli amici dei suoi amici, figuriamoci un commento offensivo o una foto particolare. E oltre quella degli amici degli amici ci sono le bacheche di altre persone che loro non conoscono, e poi altre ancora, fino ad arrivare ad una comunità ampissima di cui loro non hanno assolutamente percezione, fermi nel loro normale egocentrismo infantile ma anche in un pensiero ancora concreto, che gli fa credere solo in quello che possono toccare.

Vedevo le loro facce stupite e capivo che non ci avevano assolutamente pensato.

Loro hanno undici, dodici anni, e va bene. Ma possibile che Borghezio non riesca a pensare che una sua sparata possa arrivare fino in Norvegia?

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