Pressione del gruppo

Avevo sedici anni e pochi mesi prima mi ero innamorata pazzamente di un ragazzo della mia scuola, un anno piu’ grande. Purtroppo Non ricordo come ad un certo punto si accorse di me, in effetti non avrebbe non potuto, e ci mettemmo insieme. Era il mio primo ragazzo ed ero al settimo cielo. Era novembre, credo.

A marzo parto con la classe per la settimana bianca, c’erano anche dei suoi compagni di classe, lui invece scelse una citta’ d’arte. E non pensate Aaaaah altri tempi, che se erano gli adolescenti di oggi facevano in modo di partire insieme e di stare una intera settimana lontani dagli sguardi dei genitori, perche’ poco prima o poco dopo le rispettive gite facemmo sega a scuola e andammo a casa mia che non c’era nessuno e facemmo quello che (quasi) tutti gli adolescenti fanno. Insomma, alla vigilia della mia partenza lui mi disse qualcosa tipo Fai la brava.

Una sera dopo la cena in albergo era prevista la discoteca, ma quelli si’ altri tempi e solo fino le 22. Era deserta, infatti. I prof ci riportarono in camera, si assicurarono che tutti stavamo dormendo quando i miei compagni decisero di mettere in atto il piano escogitato poco prima. In discoteca ci eravamo fatti mettere i timbrini sulla mano, saremmo evasi dalla finestra e tornati in discoteca di nascosto. Io pero’ avevo promesso ad Alessandro che avrei fatto la brava e restai in camera.

L’unica.

Per molto tempo dopo mi sentii stupida, avevo rinunciato a qualcosa di davvero divertente per che? Per un grande senso di responsabilita’? Perche’ avevo promesso al mio ragazzo che avrei fatto la brava? E che mai avrei potuto fare?Oggi che ho piu’ di quarant’anni vedo una ragazzina che non si era piegata alla pressione del gruppo – e in seguito lo avrei fatto tante altre volte, soprattutto tutte le in cui non avrei fumato erba. Ma allora non e’ che mi fossi sentita cosi’ figa.

Vidi le mie cinque compagne di stanza scavalcare la finestra e raggiungere il ballatoio per poi andarsene, e rientrare molto tardi felici in viso e nel corpo. Si’, ando’ tutto bene, per fortuna, e nessuno si accorse di nulla.

Malpighi's beach
uno dei tanti giorni in cui non entrai a scuola

Gli adolescenti fanno cazzate, e spesso le fanno per conformarsi al gruppo, per non saper dire di no anche se non si sentono sicuri, ma grazie alla legge del branco (aaah, anche gli adulti, certo) ci si sente protetti in tanti casi. Qui ad esempio raccontai del bullismo online, che funziona esattamente in questo modo. Ma a volte essere la voce fuori dal coro costa emotivamente tanto, nel dover scegliere se passare per cagasotto stupidi o sentirsi costretti a fare qualcosa che non si desidera fino in fondo.

Leggi anche: La giraffa di Mordillo.

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25 pensieri su “Pressione del gruppo

  1. Quindici anni, gita di classe, vogliamo andare in discoteca ma i profe non vogliono, siamo arrabbiatissime. Usciamo a passeggiare, incontriamo un gruppo di ragazzi che ci chiedono di fare un giro in macchina, ci dividiamo in due macchine e andiamo. Sono degli sconosciuti, ma noi non abbiamo paura. Maciniamo un sacco di km e ci portano sul delle mura, non mi ricordo nemmeno dove. Torniamo per mezzanotte, i profe incazzatissimi e noi sfrontate e felici per averli sfidati. Ci è andata bene.

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  2. Il tuo post capita a fagiolo….
    Madre di bambino di otto anni, mi trovo costretta a spiegargli proprio ciò che tu hai descritto. A otto anni deve già imparare a non seguire il ‘branco’, ad essere fuori dal coro, a non fare bravate.
    Non avrei voluto, ma il mondo che lo circonda mi costringe a spiegargli cosa c’è la fuori. Mi costringe anche a stare con le dita incrociate, perché non so se è sufficiente ciò che facciamo.

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  3. Non riesco a solidarizzare con queste dinamiche: sono sempre stata per i fatti miei finché non mi sono stufata, poi ho scelto delle persone a caso e sono diventata loro amica.
    Ho preso la mia dose di sfottò ma ero troppo arrogante per subire, poi ho deciso che volevo essere simpatica e ho studiato come facessero a esserlo le persone che trovavo divertenti, le ho studiate e ho preso misura.

    I piccoli di casa che ho visto diventare adolescenti, pur con qualche dibattimento che vabé ci sta, son sempre stati autonomi e raramente si conformano controvoglia, mia sorella idem mi sembra.
    Una volta un tizio che era a non so quale tentativo di terza media (barba incolta da quarantenne) ha provato a insultarmi in cortile e gliene ho dette di tutti i colori.

    Mi chiedo cosa sia avere paura/timore/soggezione degli altri.
    Io ho altri problemi eh, tanti, ma questo non appartenendomi proprio, non riesco a capirlo davvero

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    1. Eh ma caratterialmente mica siamo tutti uguali, soprattutto a quell’età. In quel frangente non fui derisa, e in effetti ricordo solo una volta che mi presero in giro e mi difesi ruggendo, un po’ come faccio tuttora. Ma mi hai fatto venire in mente un’altra cosa di cui scriverò, e in quel caso feci pippa, come diciamo a Roma. Però ecco, ho conosciuto tanti adolescenti più fragili da questo punto di vista.

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  4. Quanto diventa importante capire che hai fatto quello che sentivi e non quello che volevano gli altri, e che sei riuscita a scegliere, mica facile!
    Poi, da grandi, ci si pente di essere stati bravi, di aver ubbidito a genitori e professori, mica di aver fatto il contrario (a meno che non si siano combinate delle cose molto gravi).
    Comunque ti facevo più secchiona. Devi essere stata una gran casinara, ho letto da poco anche l’altro post in cui raccontavi di quante ne combinavi a scuola, con la giraffa di mordillo disegnata sul banco!
    Nei vari posti d’Italia “fare sega” (come si dice a Roma) si traduce in tanti modi. Ma da nessun’altra parte ho sentito il nostro (Basilicata-Puglia) “fare filone”.

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  5. Io non ho mai seguito il branco, sempre (fin troppo) responsabile. Anche se mi sentivo sola e mi pesava, e magari ho perso delle occasioni belle. Tipo, in vacanza a Barcellona alla tenera etá di 17 anni, mi sono rifiutata di baciare un ragazzo spagnolo conosciuto in discoteca perché, cercavo di spiegargli, sarebbe stato il mio primo bacio e volevo darlo ad una persona importante per me. Lui neanche parlava italiano… ci facemmo una passeggiata sulla riva del mare e poi me ne tornai nella discoteca. Che ricordi…

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  6. leggere questi ricordi di gite scolastiche , con le annesse cavolate che si facevano all’ epoca, è un salto nel passato! Nella mia classe al liceo c’erano due correnti completamente opposte: i soliti fighetti, dediti a tutto quello che di più scontato esiste, e il gruppo controcorrente di cui facevo parte io. Ed eravamo fieri di essere controcorrente, solo che a ripensarci ora, essendo in una decina, anche in questo caso avevamo creato un movimento di massa! E’ dura uscire dal coro veramente!

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  7. Quello là dietro è il muro della caserma di via Silvestri?
    Non ricordo se e quanto mi allineassi… il Barbour l’ho voluto, ma come motorino ne ho scelto uno che sarà esistito in 20 esemplari in tutta Roma (altro che SH Fifty o Metropolis o Géo o Sì). Ero e sono rimasta asociale.

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