Non si impegna nemmeno Scamarcio

Non vorrei tornare sempre sullo stesso argomento, anche perché ci sono almeno un paio di blogger che già lo fanno con grande perizia, ma vediamo di affrontare la questione da un altro punto di vista. Leggo prima la notizia su un portale giornalistico, e il taglio della notizia mi dipinge una mesta Valeria Golino, con l’orologio biologico scaduto, implorante il suo renitente toy boy di sposarla al più presto. Poi vado a cercare l’intervista alla fonte, ed ecco apparire tutt’altra informazione: il prossimo impegno cinematografico dell’instancabile attrice sarà dietro la macchina da presa, da regista e produttrice, per un film che tocca un tema scomodo come l’eutanasia.

Mi stupisco sempre di come sia facile far passare una notizia sullo sfondo e portare in primo piano un dettaglio dal sapore misogino che però ha il pregio di colpire l’attenzione del lettore. Ovviamente anche la mia, e con la stessa intenzione ho titolato questo post.
Valeria Golino è un’attrice che apprezzo. Mi è piaciuta in Respiro, un bel film di Emanuele Crialese dove interpretava una donna stravagante con un gran desiderio di libertà. Credo abbia talento, e non le rende merito essere ricordata solo per il giovane fidanzato, che pure mi è simpatico e trovo siano una bella coppia. L’ho apprezzata come regista in Armandino e il Madre, un film toccante e vero. Tra parentesi, poichè amo i giochi di parole, Madre è il bel nome di un nostro museo di Napoli, e l’acronimo sta per Museo d’ Arte Contemporanea Donna REgina.
Le emozioni che le notizie ci provocano sono collegate all’intenzionalità di chi comunica e alla disponibilità di chi le riceve. Solo tenendo a mente che si tratta di una banale strategia di comunicazione possiamo bypassare la provocazione della prima fonte, rendendola inutile, e andare alla ricerca del senso dell’informazione senza essere colpiti dall’indignazione.

Per chi mastica psicologia e vuole approfondire l’argomento segnalo Berne e l’analisi transazionale, di cui in rete trovate powerpoint e doc. Wikipedia dà un buona sintesi della comunicazione non troppo noiosa. Tra i siti più divulgativi mi sono piaciuti Comunicazione positiva, Marketing e  soprattutto Ufficio pratico, un blog molto carino anche dal punto di vista grafico.
Un giorno affronterò il problema dei siti di psicologia italiani. Annoiano me, figuriamoci i profani.

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0 pensieri su “Non si impegna nemmeno Scamarcio

  1. Ciao, arrivo qui dal blog di Polly (del blog “Volevo essere una rockstar”).Il tuo post è un ottimo esempio di come si dovrebbe vagliare e valutare un'informazione. In modo critico, intendo.E' quel che invece larghi settori dei media ci DISabituano a fare, in modo da creare dei lettori e dei dis-informati facilmente manipolabili, insomma degli eterni lunaparkizzati.Anche a me piace molto la Golino, che trovo in grado di offrire una recitazione intensa e verosimile.Ogni tanto immagino trame di films in cui lei interpreta complesse vicende a sfondo politico-esistenzialista (infliggo queste mie fantasie cinematografiche da cinematografia parallela anche a Depardieu ed alla Marceau, ma sul cotè medievale).Vabbe', ti risparmio ulteriori deliri; vado a scrivere prima che si svegli la prole e mi renda ardua anche la semplice pulizia degli occhiali.Ciao.

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  2. 🙂 ciao Riccardo, grazie per questo bel commento! Io penso che però anche la scuola e la formazione in generale abbiano le loro responsabilità. Non si insegna agli studenti a coltivare lo spirito critico, bensì a conformarsi e ad adeguarsi al pensiero corrente. Questo è un grande limite, si perde tutta la ricchezza dei punti di vista alternativi.

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  3. Grazie per averlo apprezzato, Tiziana!Scuola e formazione: sì, sono d'accordo.Per quanto riguarda me (insegno storia e filosofia)cerco di fare quel che posso. Tento di far capire che anche un articolo di giornale va letto oltre che con attenzione (e sarebbe già qualcosa!) anche appunto con spirito critico, cercando di analizzare ed eventualmente contestare affermazioni contraddittorie, emotive o ingenuamente “spettacolari.”Il fine poi della cultura (e qui spesso mi sembra d'essere Don Chisciotte) è davvero di “coltivare” l'uomo, di renderlo cioè meno preda del suo lato irascibile o di quello che tende alle illusioni.Si può avere della passione, anzi questo è senz'altro desiderabile ma l'ira o l'irascibilità non sono passione; è desiderabile coltivare la fantasia ma le illusioni sono pericolose. Ecc. ecc.Quel che cerco di far capire ai “miei” ragazzi è che la cultura non è sterile erudizione nè “sbocco” per un posto di lavoro ma un continuo processo di autoperfezionamento, così come la politica è costruzione del bene comune.Ma spesso queste rischiano di rimanere le classiche e noiose prediche, quando i ragazzi vedono che la società considera questi valori (e la stessa scuola!) residui ottocenteschi.Osservava Gramsci che il problema della scuola sta parecchio in quelle che definiva “continuazioni” cioè in quel che i ragazzi trovano al di fuori di essa.Ed oggi, tra palestra, internet, discoteche, stadio ecc., l'influenza (anche in termini di tempo) della scuola è purtroppo limitata.L'attacco poi che subiamo dal mondo politico…Detto questo, devo però riconoscere che alcune colleghe e certi colleghi sembra che pensino a tutt'altro che ad una formazione critica… e questa è solo colpa loro, non intendo nascondere la polvere sotto il tappeto.In passato mi è capitato di restare oltre ogni… decenza in attesa del cambio dell'ora e ciò era giustificato dal collega o dalla collega di turno con motivazioni risibili. Ovvio che a quel punto, i ragazzi ricevano un messaggio distorto proprio da chi invece non dovrebbe.E talvolta c'è chi con loro fa l'amicone o ricorre al refugium peccatorum, al qualunquistico “Tanto siamo in Italia”… che alimenta nei ragazzi il menefreghismo.Insomma, abbiamo anche noi qualche mela marcia, purtroppo.Ciao.

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  4. Ho letto con molta attenzione questo post veritiero e ho apprezzato molto il commento del mio omonimo; ribadisce il mio concetto che molte persone non si rendono conto della delicatezza del loro lavoro e, nella fattispecie gli insegnanti, influiscono sulla vita dei figli di altri… mentre per i giornalisti almeno c'è una scusa stupida per nascondersi che è il colore politico, negli insegnanti non vedo nulla di scusabile.

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