Oggi vorrei tornare per un attimo L’angolo di Lucy e scrivere a proposito di mamme sole.
Due persone a me vicine mi hanno scritto a proposito della difficolta’, e degli sforzi sovrumani, e della assoluta mancanza di collaborazione – e di rispetto – da parte degli ex, a crescere i propri figli. E di come i bambini ovviamente tutto questo non lo sappiano, e si arrabbiano con le mamme che devono fare anche da papa’, perche’ i papa’ sono inesistenti, e se ci sono fanno i mammi buoni, perche’ a stare un giorno a settimana con i bambini sono tutti genitori perfetti. La realta’ e’ altra:

….io non ho messo nessun paletto col giudice, può prenderla quando vuole, ma lui non la prende quasi mai o solo quando non ha da fare, pero’ gliela porto io, che comodità. E quando ha da fare nemmeno mi avvisa in tempo in modo che io poi possa organizzare la mia giornata! Ieri dopo che per una settimana ha detto che la prendeva il sabato, all’ultimo momento quando stavo per portargliela ha detto che forse era meglio che la prendeva il giorno dopo e io ho avuto il coraggio di dirgli che avevo da fare. Devo stare sempre a casa, non sono aiutata. Non sono agevolata sul lavoro perchè gli orari non combaciano con l’andare a portarla o a prenderla a scuola dato che ci devo andare solo io. E poi siccome lui non ha continuato a pagare l’affitto di dov’ero, sono dovuta tornare a casa di mia madre.

E ancora

Una volta sono sbottata a piangere perche’ al parco ho visto un papa’ insegnare al figlio ad andare in bicicletta e ho realizzato che avrei dovuto farlo io. Vedo le coppie al supermercato, i papa’ a prendere i bimbi a scuola e la mia mi chiede:”E a me papa’ quando mi viene a prendere?” Sfido chiunque a trovare in dieci secondi un eufemismo per “Credo mai, tesoro, anche perche’ non l’ha mai fatto”. Domenica scorsa P. si era anche truccata, brillucci e profumo di mamma, fatto la borsetta con le sue cosine. Lo stronzo è arrivato con più di un’ora di ritardo, come ogni fine settimana. 

E il succo di tutto, che fa salire una rabbia che ti morde allo stomaco:

Mi dice che ci saremmo visti domani mattina (stamattina) per un caffè (leggi: i soldi del mese, sempre meno dei pattuiti, mai regolari) prima che io entrassi al lavoro, “ok allora ci vediamo lì in piazza alle otto e un quarto”. Menomale che m’ero portata il giornale perchè, ovviamente, m’ha dato buca. Alle 8.30 gli mando un msg che me ne andavo al lavoro. Zero. Sparito tutto il giorno. Dodici ore dopo, alle 20.30, mi msg “scusa per stamattina, sono stato male tutta la notte, spola tra letto e bagno. Quarant’anni e ancora co Me scappava la cacca, Non è suonata la sveglia, Mi fa male la pancia, E’ morta nonna, Il gatto m’ha fatto la pipì sui compiti. 

E’ uno senza palle e non si assume le responsabilità. Se n’è andato con un’altra ma lo so io quello che ho passato con lui… mi deve ringraziare che ancora lo saluto. Un’altra non lo avrebbe fatto, non gli avrebbe fatto vedere nemmeno la figlia. Poi leggo articoli sui poveri padri divorziati, cacciati via e costretti a pagare mutui, che non arrivano a fine mese e vanno a mangiare alla caritas, che non gli fanno vedere i figli; e poi quando commentano sono proprio maschilisti allo stremo, scrivono che le donne sono subdole, falsificano documenti e lavorano in nero per non risultare, e non gli fanno vedere i bambini… Spaccherei la faccia a tutti questi. Posso capire che hanno incontrato streghe, ma non generalizzassero perchè per me non è così.

Ultimamente non si fa che parlare di padri dissanguati dalle ex, costretti a pagare i vecchi mutui e a trovare alloggio con altri papa’ separati, e che urlano a mezzo stampa il loro sacrosanto diritto a vedere i propri figli; ma credo che purtroppo si tratti di una sparuta minoranza. Tutte le donne separate che conosco fanno i salti mortali da sole, sono state costrette a rientrare nella famiglia di origine, devono fare i piccoli ragionierini per farsi ridare la meta’ delle spese sostenute, e quotidianamente si scontrano con il senso di colpa per il non essere riuscite a dare ai propri figli una Famiglia coi crismi. Portano su di se’ la sconfitta e sorridono cercando di non mostrare le ferite.

Ora faccio un lavoro che non mi piace, non e’ quello per cui ho studiato, pero’ è a tempo indeterminato e me lo tengo stretto; ma ogni volta (o-gni-vol-ta) che arrivano le buste paga il mio capo mi rinfaccia gli assegni famigliari con simpatiche battute tipo “Se lui non ti mantiene i figli guarda un pò se te li devo mantenere io.”

E spesso i presunti padri sono tornati adolescenti, rientrano alle 6 del mattino e saltano l’appuntamento lavorativo, o si sono creati una seconda famiglia, quella ufficiale, e lasciano le briciole per quella precedente.
Lucy, l’angoletto, avrebbe aiutato la donna a ricominciare da se’, a dare un senso a questo nuovo ruolo che tanto toglie ma tanto da’, e a cercare di accettare il fatto che anche se si e’ una coppia che ha fallito si puo’ essere buoni genitori per il bene dei figli. Ma questa e’ la teoria.

Questa è la teoria. La pratica sono le nostre emozioni. Ho l’impressione che il nodo di tutto sia quello che senti di essere, una mamma sola e pure un pò incazzata, giustamente incazzata. E invece desideri tornare a essere una donna, vorresti pensare anche un pò a te e al tuo futuro, dopo tutto ‘sto casino. Hai ragione a desiderarlo. Ma non puoi, perche’ non ce ne e’ il tempo, perche’ una mamma viene sempre dopo, soprattutto quando i figli sono piccoli. 

Allora, io sono brava con la teoria, ma la vita a volte e’ diversa. A volte le Lucy si sentono impotenti, e vorrebbero prendere il lanciafiamme e dare fuoco a questi  uomini cosi’ irrisolti, cosi’ immaturi, cosi’ passivo aggressivi e cosi’ egocentrici. Cresciuti in famiglie iperprotettive, spesso con padri incapaci di dargli un calcio ben assestato e convincerli a prendersi le proprie responsabilita’. Spiace dirlo, ma sono tutti cosi’.
Le teorie sono utili ma a volte aiutano a tenere le distanze, e invece Ero Lucy dice loro che non e’ proprio tutto come vedono, che il cambiamento, quello vero, inizia da se stesse, e che il dolore e’ un percorso che aiuta a crescere e a cambiare. Solo che quando ci stai dentro non vedi nulla, annaspi e basta. Invece da fuori qualcosa si vede, il barlume del cambiamento c’e’. Esiste solo un pericolo: che mentre stai tenendo il timone dritto verso la nuova te, un attimo di sfiducia o di stanchezza ti riporta alla sicurezza dei vecchi atteggiamenti, degli sbagli, degli incontri che si rivelano un boomerang e che ti lasciano a terra a leccare ferite vecchie e nuove.

Durante il mio Golgota ho scoperto di essere una persona ottimista, non lo pensavo di me. E invece durante quell’anno ho sempre avuto fiducia che ce l’avrei fatta, che mi sarei mantenuta da sola e che avrei trovato un nuovo amore. Ma non avevo figli, non avevo responsabilita’ se non verso me stessa, e’ stato indubbiamente piu’ facile. Ma per voi due, che vi conosco e siete donne resilienti, ce la farete. Sarete diverse, indubbiamente, non piu’ quelle di prima. Nuove, diverse, piu’ mature.
E a tutte e tre invece consiglio: partite da voi stesse. Un corso, un progetto, un incarico, volontariato, un blog. Datevi un piccolo obiettivo, sostenetelo e dedicatevici. Ritrovate il valore che sapete di avere.
Vi voglio bene.

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