Perche’ la nostalgia

Ma perche’ te ne sei andata se poi senti nostalgiaMagari con un po’ più di sacrifici rimanevi qui però almeno erano ripagati dall’affetto di amici e familiari.

Questa credo sia la domanda, piu’ o meno esplicita, che ci sentiamo fare noi expat. A me l’hanno posta qui e credo di poter rispondere parlando in generale, non solo di me.

Premessa. Non sono mai stata una attaccata in modo particolare alla patria, ne’ alla mia famiglia, visto e considerato che per motivi vari sono dieci anni che la mia famiglia nucleare vive tutta separata in varie citta’ di Italia; gli unici parenti stretti frequentabili, finlandesi a parte intendo, sono da sempre in una quarta citta’, e a loro volta poi si sono splittati in ulteriori due. Insomma, dal 2002 a Roma c’ero rimasta solo io.

E stavo bene eh, la mia citta’ mi e’ sempre piaciuta, Roma e’ cosi’ bella. E poi c’erano gli amici, pochi ma buoni, e il lavoro. Certo, tanti altri amici erano gia’ andati via… E d’accordo, il lavoro era precario… E con la famiglia non ci vedevamo cosi’ spesso tutti insieme… Ma c’era una quotidianita’, il telefono poteva squillare senza problemi e se eri impegnata ci si sentiva tra un po’, insomma, sotto lo stesso cielo le cose sono facili, anche se a distanza, e il tempo si trova sempre.

Poi la vita ti da’ un’occasione. E non parlo di me eh, parlo per chiunque abbia fatto fagotto e se ne e’ andato, tipo mio marito. Un’offerta di lavoro, un corso di studi, un ricongiungimento familiare, quello che sia. Si valutano pro e contro, si soppesa l’opportunita’ offerta, e si parte. A volte vicino, magari ad un paio d’ore dall’Italia, altre volte dall’altra parte della luna.

Nel mio caso la mia occasione e’ stata il mio fidanzato che era andato via. E ho preso un visto studentesco.

All’inizio e’ tutto nuovo, sei concentrato sull’ambientarti in un posto nuovo, magari sei ospite che so, in Cina, Giappone, Turchia, e la cultura e’ completamente differente. Magari devi cercare casa, magari sei talmente assorbito dalle novita’ dal vivere come in un frullatore, e ci capisci poco o niente, ma devi andare avanti. A me questo non e’ capitato, avevo abbastanza le spalle coperte, e poi come ho gia’ raccontato avere un’aspettativa del peggio, prima, spesso mi aiuta ad affrontare meglio le cose. Pero’ certamente dopo quasi tre anni di rapporto a distanza quello che volevo era lui, stare con lui, vivere con lui.

Io sono expat per amore.

All’inizio resti in contatto con amici e parenti piu’ o meno allo stesso modo, ma in un paio di mesi le cose cominciano ad allentarsi, non e’ che stanno tutti li sempre, giustamente, ad aspettare le tue mirabolanti avventure, che poi piu’ normali di cosi’ non si potrebbe… Un lavoro di otto, dieci ore, il ritorno a casa, l’uscita serale, insomma, niente di che. E i rapporti iniziano a sfilacciarsi anche per colpa del fuso, ma non solo, come mi avete insegnato in risposta ai miei sfoghi. Magari skype non e’ ancora stato installato, magari quel messaggio su whatsUp non viene recapitato, e le mail viaggiano lente al giorno d’oggi. E il fraintendimento e’ dietro l’angolo, perche’ sia da una parte che dall’altra si interpreta male un silenzio troppo duraturo.

Per chi vive in America sei ore di fuso sono tante, ma peggio ancora per chi e’ sulla costa ovest, diventano nove, impossibile avere una quotidianita’, quasi impossibile ritrovarsi davanti un video, il tempo, gli impegni e le reciproche famiglie fanno il loro sporco lavoro.

I tuoi amici vivono, i nipoti crescono, le mamme imbiancano e tu non ci sei mai.

Ti ritrovi a vivere condizioni psicologiche assurde, come quando una mancata risposta di ore ti fa uscire di testa e pensi a chissa’ che tragedia in corso; un banale esame medico di routine ti porta a pensare che nel caso la signora con la falce passasse in Italia a prendere qualcuno anzitempo tu non avresti cosi’ facilita’ di spostarti e viaggiare e poter vedere quella persona per l’ultima volta: il visto, il biglietto, i soldi, il tempo, tutto e’ decuplicato. Non e’ come stare a Roma e doversi precipitare a Torino ed organizzare il tuo lavoro per due giorni. Nel mio caso dovrei avvertire il College della mia assenza, avere l’autorizzazione ad andarmene per un tot di giorni prefissati dopo aver compilato il modulo x che deve essere spedito all’ufficio immigrazione, e non devo dimenticare di portare con me il modulo y, pena il mancato rientro in questa terra che mi sta accogliendo. E fare dodici ore di volo fino a Roma o Milano, e almeno un altro paio per arrivare dalla mia famiglia, tra frizzi e lazzi.

E cosi’ inizi a sentirti geograficamente ed emotivamente distante. Anche perche’ vivi in un posto in cui parlano un’altra lingua, mangiano diverso che dal tuo paese, prendono misure diverse che dal tuo paese, lavanosi comportano diversamente che nel tuo paese, si salutano diversamente che nel tuo paese, e ti guardano diversamente. Senza considerare poi che in una terra di frontiera come questa si uniscono decine di modalita’ differenti, usi e costumi appartengono a tante popolazioni completamente diverse da te e cosi’ anziche’ ritrovarti in un linguaggio comune che faciliti le cose e ti permetta di ambientarti appartenendo, ti ritrovi a sottolineare qualsiasi diversita’ differenziandoti. La multiculturalita’ ha vantaggi e svantaggi.

E se racconti di te a chi e’ rimasto in patria non sempre vieni considerato uno coraggioso, ma piuttosto uno che e’ scappato; uno che ha scelto la vita facile e i soldi (adavede); uno che pontifica sulla madrepatria sputandoci sopra; uno che non ha avuto le palle per combattere per una causa comune.  

Potete leggere un bel post di Domenico Naso per capire, o i commenti al mio racconto su ItaliansInFuga o a quello di Alain. E solo per citarne tre. La polemica e’ sempre dietro l’angolo. O magari semplicemente non ci si capisce piu’, come quando devi smontare i soliti pregiudizi di chi giudica il paese in cui vivi non avendoci mai messo piede ma solo per fanatica ideologia, e non aiuta ne’ te ne’ gli altri, perche’ si estremizza tutto. Tu vieni considerato uno che ormai sputa nel piatto dove ha mangiato per anni. Soprattutto se nel posto che hai lasciato la crisi sta mangiando certezze, soldi, e posti di lavoro.

E non puoi nemmeno piu’ parlare del tuo paese, perche’ anche se leggi, ti informi, non e’ la stessa cosa che viverci. Le tue idee politiche, sbandierate da anni e sempre uguali, improvvisamente diventano diverse.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale che sicuramente polemica non era, no, non avrei potuto, in quel momento della mia vita e di quella dello Chef, fare diversamente. Venire qui da lui e non far tornare lui in Italia e’ stato il migliore compromesso che abbiamo trovato. Va da se’, evidentemente, che se fossi stata una persona cosi’ tanto legata alla mia famiglia, agli amici e alle radici, dall’Italia non mi sarei mossa. C’e’ un sacco di gente che non parte ma ce ne sono tanti che vanno e provano a vivere lontano. Qualcuno non ce la fa e torna, qualcuno resta lamentandosi e vorrebbe tornare, qualcuno resta e si trova bene e non pensa affatto di rientrare.

Ma per tutti vivere lontani dagli affetti e dalla famiglia e da certe abitudini significa provare nostalgia. Che ti assale mentre sei al supermercato e passano Laura Pausini, che pure non ti e’ mai piaciuta. O cerchi spasmodicamente di sapere come si sono classificati gli italiani alle Olimpiadi. O scrivi un post idiota sui prodotti italiani che vendono da Marshall’s. O ti esalti quando trovi in vendita gli gnocchi di semolino o i pasticcini italiani, che poi li compri e sono tutti appiccicati perche’ il cioccolato si e’ fuso. O trasali improvvisamente se senti un accento familiare, o un viso italico, perche’ noi italiani abbiamo una fisionomia, siamo esattamente come i cinesi.

E sebbene siamo un popolo che non sa fare comunita’, che quando si incontra per strada fa finta di niente o manca di solidarieta’ di patria, tra expat ci seguiamo e ci capiamo; e ancora di piu’ troviamo nella rete un sostegno importante, proprio perche’ la vita reale un po’ fa acqua, un po’ e’ desolante, il virtuale ci scalda e ci permette di trovare quella dimensione che siamo stati volontariamente costretti a lasciare, e spesso perfetti sconosciuti si affacciano nella tua vita portandoti conforto e calore e ti viene voglia di chiamarli famiglia, perche’ sanno sostenerti e capirti in un momento di fragilita’ e trasformazione personale. E perche’ come te si trovano catapultati nel presente e nel futuro, e il tempo acquista un peso che non pensavi potesse avere.

60 pensieri su “Perche’ la nostalgia

  1. quant'è vero, lucy!non sappiamo fare comunità, ma poi quando si incontra un italiano ci si parla come se ci si conoscesse da sempre, ci si riconosce con uno sguardo complice e magari, poi, si diventa anche amici.

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  2. Che bello questo post, Lucy. Sei proprio riuscita a esprimere i sentimenti comuni di tanti espatriati. Anch'io ero rimasta colpita da quel commento al tuo post, e ho continuato a rimuginarci su durante la giornata. Non che non me lo fossi mai chiesto, eh. “Cosa ci faccio qui?” è una domanda che mi pongo un giorno sì e l'altro anche. Be', anche se dovesse andarmi male, come al momento sembra probabile, posso almeno dire che ci ho provato.

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  3. Ho sempre pensato che chi sceglie di vivere altrove, lo fa per coraggio. Sicuramente alcune famiglie sono geneticamente più aperte di altre e per educazione, cultura o altro, tendono a far volare via i figli con estrema naturalezza. Ritengo che andare sia sempre un'opportunità: ogni forma di conoscenza apre la mente, rende meno chiusi e provinciali. Questo però non significa che non si provino emozioni! La mia amica che vive in Cambogia da cinque anni, quando ci sentiamo mi dice sempre:” Non fate questo o non fate quello, aspettatemi che tornoooo!” E' ovvio che ha scelto un tipo di vita che io non potrei fare, per inclinazione e per motivi familiari. Capisco la tua nostalgia, la capisco benissimo.Ti abbraccio.Raffaella

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  4. Complimenti, bel post. anche io, come Silvia, stavo per postare una discussione, ma cambio direzione. Il tuo post ha scatenato nuovi spunti, per cui grazie. è vero, non sappiamo fare comunità in patria, ma chi ha vissuto lo status di expat alla fine ha imparato a fare comunità soprattutto in internet. io sono stato fortunato: non ho dovuto fare una scelta “da solo”, perchè l'azienda ci ha fatto una proposta di coppia. Nessuno ha dovuto seguire nessun altro e questo è davvero un passo in più. per di più il tempo era definito (3 anni) e ora siamo tornati in Italia. e non mi vergogno a dire, come accennato nel mio post “Di italica beltà”, sto bene dove sto e non mi manca (per ora) il mio stato da expat. Chissà quanto dura…

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  5. Anch'io mi sono spostata fuori per amore. Poi ho cercato (e trovato!) un'opportunità anche per me, dopo aver lavorato 9 mesi in un call center con un dottorato in tasca. Non voglio fare commenti, ma non credo che tutti si sarebbero “piegati” a questo compromesso. C'è tanta gente in Italia che non accetta quel lavoro neanche sotto tortura e neanche se è l'unica possibilità. Andare via pesa e costa, e non si sa mai bene a cosa si va incontro, ma io ero determinata a farlo. La nostalgia mi prende, nei miei post s'intravede spesso, ed ho capito che è bello sentirla perché mi fa capire a cosa e a chi tengo veramente di più nella vita. E mi intristisco a non poter condividere gli eventi importanti con i miei cari, però allo stesso tempo sento fortissimi i legami quando ad esempio capita, com'è successo questa volta, che mi vengano a trovare dei cari amici. E' come se tutto il sentire fosse amplificato, sia nel bene che nel male. Ho vissuto dai tempi dell'università fuori casa, ma all'estero è diverso, e immagino che oltreoceano lo sia ancora di più.Un grande bacio, Lucy!

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  6. Un post molto intenso. Io sono legatissima all'Italia e non me ne andrei per nessun motivo al mondo. Eppure capisco davvero ogni sillaba di quello che scrivi.Le polemiche sono dietro l'angolo sempre, che parli di vita, di tiralatte o di libri, sono connaturate al Web.Io credo fermamente nella libertà personale. Che, a volte, può essere anche contraddittoria. E' il bello degli esseri umani, d'altro canto. L'imprevisto, il cambiamento di corrente dell'onda dei pensieri.

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  7. sono appena tornata a casa mia a soli 200 km e dopo aver letto questo post sto piangendo come una pazza perchè mi manca il mio paesello, però anch'io sono venuta via per amore e non tornerei mai indietro per quella scelta, non potrei farne altre, c'è voluto coraggio per farla, ero attaccata, sapevo che avrei avuto nostalgia ma per stare con lui non esiterei ad andare in capo al mondo o sulla luna e quando gli altri fanno domande come quella non so rispondere ma l'unica cosa che mi viene in mente è che non capiscono che nella vita bisogna fare delle scelte e poi accettarne le conseguenze, nostalgia in primis, e ci vuole coraggio per farla ma poi la felicità di stare con lui e di costruirti la tua famiglia è impagabile 🙂

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  8. Mi ci ritrovo in pieno. In questi anni ho incontrato persone che pensavano di stare a L.A. tutta la vita, compravano casa (beati loro!) e poi sei mesi dopo scappavano via. Ho incontrato persone come me che sono andate via dall'Italia per caso, che si lamentano del posto in cui sono soltanto perche' non e' il posto che hanno lasciato ma sanno che tornare non e' possibile. Ho incontrato anche persone che sono felici di essere dove sono. In genere queste ultime sono scappate da qualcosa, oppure amano tantissimo il posto in cui sono, proprio lo amano, oppure si innamorano di qualcuno del posto che funziona anche da filtro culturale. So che se non ci fossero 9 ore di fuso orario e 13 di aereo, mi sentirei meno sola. Avrei meno nostalgia. Pero' e' anche vero che rifarei tutto quello che ho fatto e se, tornata in Italia, avessi la possibilita' di trasferirmi di nuovo all'estero, lo rifarei. CHi lascia l'Italia non e' che va nel paese dei balocchi. Ad essere expat si capisce fino in fondo il significato di nostalgia, mancanza, solitudine, assenza. E non e' piacevole.valescrive

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  9. Non ho mai coniugato il binomio EXPAT = FUGA = CODARDIma solo EXPAT = GRANDE CORAGGIOquesto è un gran post Lucy bella panciotta, perchè dice tanto e lo dice bene, chi poi vorrà trovarci la polemica oh ma che si impicchi.Vedi tra i miei difetti che detesto maggiormente c'è che sono davvero una persona stanziale, ma di brutto, e pure nostalgica tantissimo per cui ti ammiro e basta. Love Ilaria frollini

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  10. Mah, questa cosa del fare i soldi la devo ancora capire. Noi per esempio in usa siamo riusciti finalmente a comprarci casa, da soli, ma a costo di grandi sacrifici che abbiamo fatto negli ultimi otto anni e che continuiamo e continueremo a fare. Molto più importante, siamo riusciti a permetterci un figlio; e stiamo ancora a romperci la testa sui fogli elettronici per capire se possiamo permetterci il secondo. E' vero in Italia queste cose non ce le saremmo potute permettere e qui si. Ma conti alla mano stanno meglio di noi tantissimi amici rimasti in Italia che magari hanno lavori sottopagati, ma che hanno anche avuto una casa in regalo da genitori e suoceri e ricevono un costante aiuto economico da entrambe le parti…pero' poi se li senti parlare sembra che si son tutti fatti da soli. Inutile che ci stiamo sempre a fare i conti in tasca l'un l'altro con tutti gli “avresti potuto”, “avresti dovuto”, “sarebbe stato meglio”. Purtroppo siamo una generazione di sfigati che ha dovuto pagare tutto intero il prezzo di sessant'anni e rotti di scelte sbagliate (in uk per esempio questo destino e' toccato ai coetanei dei nostri genitori, che in molti casi ancora faticano a tenersi in piedi, ma almeno i loro figli possono chiedere un prestito allo stato se vogliono studiare o altrimenti a 18 anni vanno a lavorare, certo non gratis come da noi). In una situazione del genere e' normale che ognuno si arrangi come può e chi proprio non ha altre risorse e' sacrosanto che provi altrove.

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  11. Credo che linkerò questo post a un mio amico che da pochi giorni è andato a vivere in Svezia, in cui starà per almeno i prossimi due anni. Lui è afflitto dalle stesse paure che tu dici che poi si concretizzano, e io credo sia normale. Però è anche vero che a volte non c'è scelta, se si vuole inseguire un sogno o un amore, no? L'unica cosa da fare è espatriare.

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  12. certo stringe un po' il cuore a leggerti. mi vengono in mente i tempi quando per motivi di studio facevo la pendolare settimanale x motivi di studio, niente di paragonabile comunque! con la nostalgia si fa i conti a più riprese nella vita e per i motivi più diversi. non so se la tua scelta di luogo di vita è stata pensata per essere definitiva oppure no, forse può servire pensare che nella vita niente è definitivo e immutabile a meno che non siamo noi a deciderlo. forse in italia tornerete quando avrai terminato il tuo ciclo di studi oppure nel frattempo ti sarai ambientata e radicata. qualsiasi cosa deciderai, o che hai deciso, comunque sarà la cosa migliore per te e la tua famiglia.ti faccio un mondo di auguri. ciao Paola

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  13. cara Lucy, la tua lucidità nell'esprimere il tuo stato d'animo mi spiazza e mi fa sentire piccola piccola, io che la famiglia ce l'ho a un'ora e mezzo di volo o 16 ore di nave… insomma, sotto lo stesso cielo. Dico solo che la vita è imprevedibile, e così come tempo fa non avresti mai pensato di finire in America… chissà magari dove andrete tra qualche tempo. L'importante è essere felici. Insieme

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  14. eh…vabbè…e andiamo con i lucciconi… ^_^ la smetti di farmi commuovere? ho una reputazione da duro da difendere…<3 ❤ ❤ ti abbraccio fortissimissimo…

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  15. Tu sei una delle persone che ho sentito piu' vicina in questi mesi, tu e Gianluca siete stati i primi a darmi coraggio e sostegno e a dirmi che avrei avuto altre delusioni, si', ma che tutto faceva parte della routine. E non sai quanto mi dispiace leggere il tuo sconforto e la tua disillusione, perche' dopo tanto investimento, dopo tanti sacrifici, trovarsi a vivere un sentimento di sconfitta cosi' grande non deve essere facile, ne' deve esserlo non sapere scegliere quale sia il male minore. Tengo a mente le tue parole, sempre, e la tua esperienza. Grazie.

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  16. Tre anni e' un tempo sufficiente per vivere immersi nella cultura di un luogo, soprattutto quando estremo come la Cina. Mi chiedo spesso come starei se anziche' qui fossi in Oriente come te o Wonder, e non so rispondermi sai? Pero' sono sicura che qui sto bene perche' sono con lui, e mi sento a casa esattamente come in Italia. E' il resto che manca, ma per il momento si relativizza.

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  17. Oh guarda, parli con una che il call center lo ha fatto in Italia e non ci trovo nulla di vergognoso, e' un lavoro come tanti e mi piaceva pure. Mi ritrovo tantissimo nei tuoi post, e quello di ieri era proprio bello. Poi ogni volta che scrivo quanto mi ci vorrebbe per tornare in Italia penso a te che si', in teoria sei vicina, ma ci metti le mie stesse ore per tornare dalla tua famiglia, e allora capisci che oltre al tempo anche lo spazio e' un concetto molto relativo. Ti abbraccio.

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  18. Tu sei una delle persone quasi sconosciute che riesce sempre a capire i miei stati d'animo, nonostante vivi in Italia comprendi perfettamente il mio struggermi. E anche stavolta hai colto il senso del mio essere qui, proprio perche' davvero non potrei essere altrove, senza di lui.

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  19. No. Ci siamo conosciuti a Roma e siamo andati a convivere praticamente subito, ma sapevamo gia' che era un amore con la data di scadenza perche' due mesi dopo che stavamo insieme sono arrivate le carte per il suo trasferimento (aveva fatto la domanda dieci anni fa. DIECI ANNI FA) e dopo nemmeno un anno e' partito. Abbiamo vissuto a distanza due anni, poi abbiamo detto basta, ed eccomi qua.Ma non so se e' corretto dire che se per amore tutto e' lecito. Anche per lavoro e' lecito. E' un'occasione, la si afferra e si prende tutto quello che si porta dietro. Nostalgia e assenza comprese.

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  20. Penso sempre che chi poi ha un figlio in terra straniera viene ancorato ancora di piu', e forse quel sentimento di estraneita' si amplifica. Non lo so ancora, sapro' dirlo. Grazie Vale, condivido ogni tua parola.

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  21. Bellissimo questo post, perché è di pancia eppure di una razionalità, di un equilibrio nella “precarietà” di chi è in un posto nuovo, e non ha ancora messo salde radici, eppure prova nostalgia.Ecco, io sono una un po' nomade, che ha l'anima con le valigie, io parto sempre e comunque. Sono partita tante volte, sono stata altrove: a volte bene, benissimo da pensare strappo il passaporto, e resto qua; altre volte male, così male nella solitudine di un posto che non ti accoglie e che respinge (leggi Belgio). E ho la nostalgia che mi scorre nel sangue. Ma al me, la nostalgia funziona al contrario: la nostalgia è dell'India, perenne. Ma ti capisco appieno, e poi la cosa più bella che hai scritto è che sei expat per amore, questa frase sì che mi fa venire i lucciconi :-******e credo che ha coraggio chi parte, ma anche chi resta, diciamolo (e lo dico pensando a chi ad esempio a sud ci è rimasto, e ci è rimasto a testa alta, lottando tutti i giorni)

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  22. Non so cosa aggiungere. Avrei potuto scrivere io il tuo commento 🙂 E grazie per questo scorcio sull'Inghilterra della passata generazione. Siamo sempre portati a piangerci addosso, e invece no, succede anche altrove e ce la si fa. Si puo' farcela. Un abbraccio Cherry, spero che anche i nostri sacrifici verranno ripagati dalle soddisfazioni.

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  23. Dipende forse dallo stato d'animo con cui lo fai. Io non avrei potuto restare, non ho avuto il minimo dubbio, sapevo perfettamente che avrei guadagnato piu' di quello che lasciavo. Anche quello mi ha aiutata.

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  24. Credo che vivrai piu' o meno le stesse emozioni.. anche se l'idea di poter prendere un volo con pochi soldi e fare un salto a casa in due ore nette, e senza visti, aiuti a vincere la nostalgia. In bocca al lupo per l'inizio della vostra avventura.

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  25. Certo che si, chi dice il contrario. Non e' che passo le giornate a pensare di tornare in Italia, non e' questo il mio stato d'animo. Qui sto bene, mi sento a casa, anche se come hai detto giustamente ancora non ho messo radici. Ma so di certo che la mia casa e' con lui, e lo so ancora di piu' da quando sono finalmente riuscita a raggiungerlo.

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  26. Non lo dicevo a te, infatti 🙂 (forse lo dicevo a me, perchè dal sud sono scappata giovanissima) e sai la casa spesso esula dalla geografia, e come i legami, è soprattutto nei sentimenti, negli affetti più sinceri. Il tuo post offre tanti spunti di riflessioni (come sempre). E quando ti prende la nostalgia puoi solo lasciarti vivere da questo “sano” sentimento. Nella distanza tutto si ridefinisce, e si amplifica. E se nn si era capito (spesso mi faccio trascinare quando scrivo, senza essere chiara) vi ammiro!

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  27. gran bel post complimenti, non potei esprimere meglio le tue emozioni,la penso un pò come te riguardo alla società e alle persone che ci circondano purtroppo è proprio così, in certi momenti poi sembra che tutto ci sfugga di mano oppure appunto abbiamo paura che qualcuno di caro posa non esserci più, ma in fondo la vita è anche questo purtroppo, fatta di attimi e brividi e come diceva “carpe diem”

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  28. Ma uno non rinuncia a partire per paura della nostalgia, c'e' qualche altro motivo molto piu' potente che ti spinge ad andartene. Di solito un lavoro. E la nostalgia e' come un effetto collaterale, niente di piu'.

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  29. io credo che senza internet non so come e se ce l'avrei fatta :-/so che quando sono in italia, dopo tre settimane, mi manca qui… ma quando sono qui, dopo qualche mese, ho nostalgia di diverse cose dell'italia… non credo ci sia soluzione 🙂

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  30. Penso che una delle cose piu' difficili da ingoiare sia il fatto che la vita in Italia vada avanti anche in nostra assenza. Amici divorziano, nascono nipotini, aggiungono nuove costruzioni in strade che conoscevamo come le nostre tasche, a casa dei nostri cambiano il divano. Il ricordo cristallizzato si frantuma. Mi capita di sentirmi fuori luogo con i miei amici anche per stupidaggini, tipo quando postano i tormentoni estivi e io non so nemmeno di che cosa stiano parlando. Io ho abitato in tante parti del mondo, mi abituavo a quel nuovo posto ma pensavo gia' alla futura partenza. Ora sono stabile qui e forse questa stabilita' mi ha cambiata. O forse e' lo spirito di adattamento che tutti gli esseri umani hanno. Prima mi sentivo esattamente come Marica, in Usa mi mancava l'Italia, in Italia mi mancava la mia casa in Usa. Ora mi sento a casa qui, si mi mancano tante cose dell'Italia, e la amo profondamente, ma non ci ritornerei a vivere.

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  31. Oh che bello questo commento!! Io ora mi sento a casa, ma non faccio testo, sto qui da troppo poco. Leggere del tuo stato d'animo così sereno è davvero rincuorante. Grazie.E vogliamo parlare del Pulcino Pio??? O_o

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