Erano tre settimane che rimandavo il parrucchiere. La signora da cui ero stata l’altra volta e’ troppo distante, e le due volte che eravamo da quelle parti c’era sempre bimba affamata/assonnata/sclerata ed e’ impossibile fare venti cose in Kendall tutte in un pomeriggio, bisogna darsi delle priorita’ e il mio taglio non lo era.
Ieri, ormai stufa di assomigliare ad uno schnauzer dopo aver provato a regolare la frangia da sola, decido di andare da Supercuts, vicino casa, per prendere appuntamento per stamattina.
Entro e ci sono due parrucchiere donne con due clienti donne, e un uomo in attesa. Un po’ vuoto per essere le cinque del pomeriggio, ma tant’e’. La capa, addirittura parlante inglese!, mi dice che si’, posso venire all’apertura, tanto il martedi’ non e’ affollato.

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Stamattina lascio bimba e vado. Entro e stavolta ci sono due parrucchieri uomini e due clienti uomini no, una scopriro’ essere una donna di una certa con un taglio maschile sale e pepe, fighissima. Agli specchi solo foto di tagli da uomo. Un po’ mi preoccupo.
Cerco su una rivista quello che vorrei e al mio turno lo mostro al parrucchiere. Semplicemente, gli dico, vorrei dare un po’ di volume alla testa, sperando che il significato sia comprensibile anche in inglese.
Mi fa accomodare sulla poltrona piena di capelli sale e pepe, per l’appunto, che pulisce un po’ alla buona con la mano. A terra e’ un delirio, non ha spazzato, appoggio la borsa dove mi sembra sia un po’ piu’ pulito e lui gentilmente me la mette su una poltrona libera. Mi mette la mantellina, e li’ capisco. Non avro’ shampoo.
Sono tentata di andarmene, ma da una parte so che ho i capelli autosistemantisi, dall’altra decido di dare fiducia a st’omone, vedi mai che mi trovo bene e mi trovo un parrucchiere vicino casa? Tanto – lo avete gia’ pensato? – ricrescono!
Inizia ad inumidire la chioma con lo spruzzino, divide la testa in parti e fissa le ciocche con un mollettone, ma io ho tanti capelli, o forse lui e’ imbranato, e le pinze cadono, le risistema. Poi inizia a tagliare.
La manualita’ e’ poca ma procede, e quando arriva davanti riesco a vedere cosa sta facendo, non va troppo male dai. Inumidisce e taglia, inumidisce e taglia, la maglia che indosso e’ bagnata sulla schiena. Poi mi sistema un pochino la frangia – vorrei dirgli No, piu’ corta, ma non ne ho il coraggio, che se la fa troppo corta mi sta da schifo.
Sono gia’ pronta a dirgli No blow dry ma non ce ne e’ bisogno, forse pure lui e’ in ansia da prestazione, abituato a tagliare uomini, e inizia ad asciugare muovendomi i capelli senza grazia. Guardo l’orologio, sono le 9.40. Faccio in tempo a tornare a casa, farmi uno shampoo e andare al college. Pago 17$ e ne lascio tre di mancia.
Il risultato finale non e’ malaccio. Soprattutto dopo il pit stop casalingo. Pero’ ecco, chiederei a Pattibum o a Anna, che bazzicano quei dintorni. C’e’ Andrea, no, che e’ (presente) il mio bravissimo parrucchiere, il suo salone e’ qui. Andate da lui, che non e’ su fb ne’ ha una mail ne’ niente, e gli dite, Sai Andre’, te la ricordi Lucy, la psicologa che abitava qua e che si e’ trasferita a Miami? Ti manda a dire che era vero: in America tagliano i capelli da asciutti.

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