Credevo che avrei partecipato ad un tranquillo babyshower. Uno dei pochi inviti che riceviamo all’anno, gia’ era stato funestato dalla febbre di bimba – e d’altronde, il sabato che si pretende? Di uscire? Di fare una passeggiata? Ma no, siamo pecette a turno e stiamo a casa. E invece complici i trenta gradi mi son detta, Ma si’, dura due ore, andiamo e torniamo. Con noi anche la suocera, parente della futura mamma.
Sale in macchina, la suocera, e da’ a My l’invito che era nelle sue mani da circa due mesi. Lui fa per prendere l’indirizzo da inserire nel navigatore ed escono fuori due bigliettini. E questi?, fa lui. Ah, risponde lei distratta, sono le liste che ha fatto. Ma non mi hai detto che c’era una lista!
Cominciamo bene. Abbiamo comprato una cavolata, eravamo stanchi, bimba febbricitante – questo venerdi’, forse l’acquisto online ci avrebbe agevolato, noooo? – Ma due liste? Addirittura? Roba che a ‘sta mamma abbiamo gia’ passato un sacco di roba che bimba ha dismesso, giochi, sdraiette, vasca, vestiti, un po’ tutto insomma.
Arriviamo dall’altra parte della citta’, Hialeah. Non ci ero mai stata prima e spero di non tornarci. Non c’era un albero manco a pagarlo, solo edifici grigi e gente in strada. Davanti all’ingresso di un anonimo portone su cui non c’e’ indicato il civico ci sono delle donne in tubini superfascianti e tacco 15, e c’e’ un buttafuori.
Glom.
Il buttadentro ci apre la porta e ci chiama l’ascensore – per un piano. Le porte automatiche si aprono su una sala immensa, luci soffuse, tavoli e sedie vestiti di rosa pesca, tavoli numerati, dodici, da otto. Palloncini. Al centro di ogni tavolo un bimbo in piedi su un pacco regalo. Di ceramica, eh. In sala ci sono forse quaranta persone, perche’ tutti quei tavoli? Musica a palla e strobo, ‘na discoteca. La tentazione di tornare in ascensore e’ forte. Mega buffet, open bar, a un lato un cuoco che prepara una enorme paella, no, enorme non rende l’idea. Il diametro della padella era piu’ largo dell’ampiezza della porta. Sono le due del pomeriggio, abbiamo gia’ pranzato, non capiamo il motivo di tutto sto bendiddio.
Arriva la sposa la mamma, bella, in rosa come i tavoli, presto raggiunta dal marito, la cui camicia ha lo stesso colore dell’abito di lei. Noi, come al solito, sembriamo appena rientrati dalla spiaggia. Altri bambini sono vestiti come avevo vestito la mia al battesimo. Non so come non piangano per il casino, ma bimba d’altronde fara’ altrettanto, forse sono tutti attoniti. Inizio a sudar freddo pensando alle orecchie della creatura che ronzeranno per ore. Che dobbiamo fare, ce ne andiamo?
Mentre noi ci intratteniamo con gli sposi i futuri genitori, la suocera va a prendere posto.

Sotto la cassa.
Arriviamo al tavolo anche noi e io sono isterica. Questa e’ la vista dal tavolo.

Bimba ha il pannolo da cambiare. Il bagno di una discoteca ovviamente non ha il changing table, e mi arrangio sul lavandino – che bimba supera dalle ginocchia in giu’ e me la incollo per meta’. Esco e vedo una carrozzina con un neonato, avra’ forse quattro mesi, mi guarda con gli occhioni sbarrati come a di’, Ma ‘ndo m’hanno portato?? Il bambino di sette-otto anni che e’ al nostro tavolo siede in braccio alla madre nonostante ci siano quattro sedie ancora libere e tiene gli occhi incollati al tablet col gioco. Non posso biasimarlo.
Due piccole principesse ballano con la nonna in mezzo alla pista, provo ad unirmi a loro con Bimba, almeno cerco di non annoiarmi. LaPicci accenna la sua ola poi mi si avvinghia al collo e capisco che la febbre sta iniziando a salire. Nel frattempo My mi ha preso dei dolcetti, una cosa disgustosa. La pasticceria cubana e’ terrificante, ma se verrete a trovarmi sappiate che un posto dove comprare degli ottimi dolci c’e’.
D’un tratto capisco che la suocera ci ha dato l’informazione sbagliata: non sarebbe durata dalle due alle quattro. La maggior parte degli invitati sarebbe arrivata molto dopo di noi.
Inizio a pressare My facendo la rompico’, mi riesce senza alcuno sforzo e lui non si fa pregare. La suocera si adegua. Andiamo a salutare gli sposi i genitori scusandoci tantissimo, Ma la bimba ha la febbre, siamo venuti solo a fare un salutino. My si premura di far sapere alla coppia quale fosse il nostro regalo. Ed io che avevo sperato che visto che ci eravamo dimenticati il bigliettino potessimo fare migliore figura a non aver portato nulla.

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