Una sera di tre mesi fa.
Il volo e’ alle 22, circa un’ora oltre l’orario in cui la bimba solitamente si addormenta. Lasciamo il papa’ al controllo passaporti, sfilo le scarpe, tolgo lo zaino da cui estraggo l’ipad e metto tutto nei cestini perche’ venga controllato.
“You should keep your passport with you”, dice l’addetto quando appoggio il passaporto nel cestino e faccio tutto tenendo laPicci per mano.
I have only two hands, sorry“.
I understand“.
I understand. Mi colpisce questa frase.

Passo il metal detector e raccolgo velocemente le mie cose, per fortuna non c’e’ molta gente a quest’ora. Reinfilo l’ipad nello zaino tenendo d’occhio la bimba, ha quasi due anni e sguscia via come niente, poi la trascino con me su una panchina per rimettermi le scarpe, sempre cercando di evitare che vada ad infilarsi in qualche rullo. Sono gia’ stanca, ho tutta la giornata sulle spalle e immagino che il suo battesimo del volo potrebbe non essere dei piu’ rilassanti. Non ho passeggino, mia sorella ha detto che mi dara’ il suo una volta sbarcata in Italia.
Il giorno in cui ho fatto il biglietto, due settimane prima, le ho scritto: Ti ricordi le teglie da pasticceria che ti ho ordinato? Arrivano il 28. Solo che mi serve anche un cappotto. Non era vero, ma lei ha capito, e abbiamo pianto via whatsapp. Il mio primo rientro dopo tre anni che vivo negli Stati Uniti.

Mi serve del latte, e dell’acqua. I negozi stanno chiudendo. Non e’ una follia? Ore 20.30, gli imbarchi sono ancora in corso e loro chiudono. Mi avvio velocemente al corridoio limitrofo a quello del mio volo, bimba sempre in braccio, dove mi hanno detto che c’e’ un bar dove posso comprare il latte. Me lo faccio scaldare e lo metto nel biberon. Quindi torniamo al nostro imbarco Air France. C’e’ tantissima gente. Intrattengo la piccola con i video di Peppa Pig.
Contrariamente alle mie aspettative non fanno salire prima le famiglie, come ero solita osservare per Alitalia. Partono dalla fila 99. Che numero ho io? 18. Siamo le ultime. Sono sudata, stanca, e anche gia’ stufa. Mi danno la cintura per l’infant, non ho idea di come si debba usare, chiedo lumi. LaPicci avrebbe compiuto due anni a breve, questo viaggio e’ stata l’ultima occasione per poter volare senza che lei pagasse. Stara’ in braccio a me e scopriro’ che non avendo pagato non ha diritto al pasto. Certo, perche’ un neonato di tre mesi ed un toddler di 21 mangiano esattamente le stesse cose: latte e magari biscotti, in dieci ore di volo. Fortuna che ho comprato qualcosa. Il mio posto e’ relativamente comodo, sono dietro i bagni, quindi ho molto spazio per le gambe, solo che il mio sedile corridoio e’ stato occupato da un cristone di due metri stile Depardieu. Lascio correre, e poi il posto finestrino e’ cosi’ bello.

Decollare da Miami e’ meraviglioso. Se avessi saputo che spettacolo mi aspettava avrei tenuto il cellulare in mano. In rete ho trovato questo video, e’ un atterraggio ma e’ esattamente la prospettiva che avevo io: lato mare/downtown e Key Biscayne. Godetevelo.

Poco dopo la partenza bimba fa pipi’. Tanta. Mi bagna le gambe. Cominciamo davvero bene. La cambio al volo, il cristone pare dormire e non accorgersi di nulla. LaPicci si scola tutto il biberon, so che se voglio farla dormire mi serve altro latte. Mi alzo con bimba in braccio, scavalco il cristone, vado verso la cucina e lo steward mi cazzia perche’ siamo ancora in fase di decollo. Torno indietro, riscavalco, mi metto buonina. Aspetto paziente, bimba e’ bravissima, non fa una piega. Mi sa che inizia ad essere stremata pure lei. Dopo venti minuti si spegne il segnale luminoso, riscavalco, che fortuna essere alte, rifaccio tutto il corridoio, chiedo latte, mi dicono che me lo porteranno. Arriveranno dopo altri quindici minuti. Lei si ciuccia tutto il latte a garganella, poi inizia a tossire. Oh no. Oh, no. Lo so a cosa prelude questa tosse.

Vomita.

A spruzzo.

Per fortuna verso il finestrino, non verso il cristone.
Il quale preoccupatissimo mi chiede in inglese, Do you need help? Yes, dico sull’orlo della disperazione.
Cosa posso fare?
Ho bisogno che venga pulito.
Il vomito e’ sulle pareti ma anche sullo zaino, sulla giacca, sulla coperta, tutto cio’ che avevo messo a terra da tenere a portata di mano. Ed e’ sulla mia maglietta, sui suoi vestiti, nei suoi capelli. Mi alzo di nuovo, andiamo in bagno, uso l’ultimo cambio che mi ero portata. Per lei. Io restero’ puzzolente per dieci ore di volo, una e mezza di transito (che diventeranno tre causa ritardo), ed un’altra ora e mezza di volo da Parigi a Torino. Uso la busta dove c’erano coperta e cuscino per infilare tutti i vestiti sporchi, compresa la mia giacca di lana. Spero non si gelera’, come e’ solito accadere su Alitalia. Mi scuso mille volte col cristone, e lui li’ in piedi dopo avermi ceduto il posto mi guarda comprensivo dai suoi occhi buoni e mi dice Non c’e’ problema, con i bambini e’ così‘. Si, eh? Avrei voluto non saperlo.

In realta’ il vomito la libera. Non cede subito al sonno, si trova in un posto nuovo, con rumori nuovi, tanta gente, come potrebbe? Nella fila centrale vedo una bambina francese di circa sei anni. E’ salita a bordo, la mamma le ha tolto le scarpe e le ha messo la copertina, bum, e’ crollata. Nel lato opposto al mio un neonato dorme nella sua culletta, la mamma e la nonna sono arabe. Io volo con una duenne, l’eta’ piu’ difficile in qualsiasi situazione. Ma siccome lei e’ brava, e stanca, la forzo un po’, la cullo cantandole la ninna nanna, dopo poco crolla. Al cristone nel frattempo hanno trovato un nuovo posto, lo steward mi porta una cosa tipo Febreze dicendomi Ogni tanto dai una spruzzata. Servono la cena, salto il giro, come faccio? Ho una bimba che mi dorme in braccio e non voglio svegliarla.

La notte proseguira’ abbastanza tranquilla, bimba si svegliera’ tante volte ma altrettante tornera’ a dormire. Se c’e’ un vantaggio del volare overnight e’ proprio il fatto che dieci ore di volo si mangiano da sole. Al mattino, beh, per me erano le tre di notte, in Europa le 9, ci servono la colazione. Divoro la brioche, mi sembra la cosa piu’ buona del mondo, e un succo d’arancia, e metto da parte del pane per laPicci. Atterriamo a Charles de Gaulle all’equivalente delle 5 del mattino. La bimba e’ stravolta, ma eccitata. Passiamo nella navetta dove troviamo posto e arriviamo al terminal per il transito. Bounjour, Madame. Sempre bello il francese.

navetta cdg

Il ritorno, due settimane dopo, non sara’ cosi’ tanto traumatico. Voleremo Alitalia, in pieno giorno, con scalo a Roma (e un passaggio su una navetta gremita come il 98 quando andavo a Bravetta), e senza gelare, nemmeno al ritorno. Di quattro cambi che stavolta mi ero portata, non ne usero’ nemmeno uno. Riusciremo ad ottenere un ottimo posto dopo due spostamenti (mio malgrado, nonostante le rimostranze) ed un inizio di isteria collettiva a pochi minuti dal decollo, ma poi proseguira’ tutto liscio. O quasi. Per un’ora e mezza, piu’ 50 minuti di transito, piu’ altre 11 ore di volo, che da Roma a Miami ci vuole piu’ tempo per via dei venti contrari.

Quindi ecco, per chi di voi vola con bambini, sappiate che l’imprevisto e’ sempre dietro l’angolo, che le duecento app che avrete scaricato saranno aperte e chiuse a velocita’ supersonica perche’ soprattutto a questa eta’ lo span di attenzione e’ di circa 10 millisecondi dopodiche’ vostro figlio cerchera’ qualcosa di meglio da fare. E ovviamente nulla batte una bella corsa indipendente nel corridoio in mezzo a tante facce sorridenti e mani che ti fanno i buffetti sulle guance e le carezze sulla testa.
All’arrivo devo fare dogana, lei e’ Americana ma io no, e la fila all’immigrazione e’ infinita. Abbiamo diciassette ore di viaggio sulle spalle, siamo uscite alle 6 e sono le 17 locali, le 23 italiane. Siccome di nuovo la bimba tenta di sgusciare via ovunque la lego con la pashmina che avevo al collo, qualcuno ride, rido anche io. Dopo dieci minuti tra guinzaglio e bimba in braccio un funzionario ha pieta’ di me e mi fa passare avanti.
Ah, e il passeggino, vi chiederete. E niente, a Torino l’ho portato a bordo come bagaglio a mano, mi hanno detto che non c’era spazio e che me lo mettevano in stiva e che lo avrei rivisto a Roma.
Dove invece mi fanno, Eh signora ancora non abbiamo aperto la stiva per i bagagli.
Ma io ho un transito, non posso portare la bimba in braccio.
Guardi, le conviene affrettarsi che ha poco tempo.
Rivedro’ passeggino e valigia al recupero bagagli, dopo aver fatto stanzetta con la bambina urlante, sfinita, e la mamma devastata di stanchezza.

Per chi poi volesse anche sapere come e’ andata la permanenza in Italia, completamente all’opposto,puo’ tornare a leggere questo racconto.

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