Alessandro, Exchange Student

Un anno fa ho pubblicato la lettera di Betty, il cui figlio piu’ grande era in procinto di partire per gli Stati Uniti, esattamente in Nebraska, dove avrebbe trascorso un anno come Exchange Student.
Mi ha scritto due volte nell’ultimo periodo per raccontarmi come fosse andata, lascio la parola a lei.

18 giugno 2015
Ciao Lucy,
ti disturbo ancora una volta per aggiornarti sul rientro del figlio grande dal suo anno all’estero.
E’ tornato a fine maggio con una valigia supplementare (200 dollari al check in!!!) ed un bagaglio di emozioni e novità che mi ha completamente travolta… Mi è mancato tantissimo ma mi ero abituata alla tranquillità di uno in meno, sai, i miei figli sono tre!

Ha dunque sparso su tutte le superfici libere e non: gagets, gagliardetti di squadre, calendari con cheerleaders seminude, foto autografe di cheerleaders seminude (?), palloni da basket, da football, palline da baseball, due coltelli da caccia, una enorme fiaschetta da alcoolici con scritto “Fuck yeah!”, cappellini del Nebraska di tutte le fogge, un paio di stivali da cowboy di una pelle sospettosamente simile al serpente, una pioggia di calzini sporchi e non, magliette abbastanza stravaganti, di taglie impossibili da trovare in Italia e francamente brutte (“Mamma, ma là si usano così!“) e talmente tanta altra roba che ha smesso l’altro ieri di trovare un posto a tutto.

Il suo anno all’estero l’ha passato presso una famiglia di facoltosi agricoltori del Nebraska, due signori 50/60enni ormai nonni che hanno viziato questo ragazzone proprio come un nipote venuto da lontano, regali a Natale proprio come a tutti gli altri da parte di tutti i parenti , bisnonna compresa, gite organizzate proprio per lui, per esempio a Natale la signora l’ha portato a vedere una partita dell NBA (visto che è un tifoso di basket) a Kansas City; gli hanno fatto fare la patente americana e gli hanno messo a disposizione una macchina tutta per lui e tanti altri esempi di assoluta generosità

Football Team

Certo nell’inverno trascorso  in questo piccolissimo paesino nel nulla delle pianure centrali dell’America ha fatto loro molta compagnia e portato un po’ di novità, poi mio figlio è uno che si adatta molto e si fa andare bene tutto, fatto sta che questo Nebraska gli è rimasto nel cuore e già parla di tornarci finita la scuola!

Io ne sono felice, mi sembrava un po’ senza scopi come un adolescente di oggi, così, un po’ indeciso. Ora uno scopo ce l’ha e pare che stia lavorando per raggiungerlo. […]
Ti ringrazio per il tempo che mi dedicherai, magari poi deciderà di fare il mandriano in Nebraska e tutte le mie preoccupazioni saranno state vane.

Ciao e grazie

Cornhuskers

20 luglio 2015
Ciao Lucy,
mi chiedevi di descrivere l’esperienza scolastica di mio figlio in Nebraska, giusto?
Dunque, premetto che mio figlio in Italia sta frequentando un Istituto Tecnico ad indirizzo Meccanico (ai miei tempi si chiamavano  ITIS) con risultati non eccelsi, nel senso che studiare NON è mai stato in cima alle sue priorità e ho dovuto sempre “spingerlo” su per la salita scolastica, chiamiamola così.

In America ha frequentato il liceo pubblico che mi dicono essere comune a tutti gli Stati americani, nel senso che là non esistono Istituti Tecnici, Linguistici, Commerciali ecc. ma c’è questa High School uguale per tutti, casomai è il singolo studente che personalizza il corso di studi anche secondo le offerte dell singola scuola (per esempio nella scuola di mio figlio c’era un corso di Criminologia e uno di Economia Domestica), ci sono comunque dei corsi obbligatori come Matematica, Inglese e Storia. (Nota di Lucy, a pie’ di pagina, #1)

Abbiamo purtroppo potuto verificare che il livello della scuola pubblica americana non è  uguale a quello della scuola italiana ma è più basso (non so se il livello scolastico sia uguale in tutta l’America o se si trattava della High School frequentata da mio figlio); ho evidenziato scuola pubblica perché posso supporre che il sistema americano dia il suo meglio a livello privato, e che gli studenti che frequentano le prestigiose università americane tipo MIT o Harvard escano da High Schools private. (NdL #2)
Per fare un esempio, il corso di matematica che ha seguito mio figlio (4° superiore) ha trattato argomenti che lui aveva già fatto qui in prima superiore; idem per Fisica, dove si è iscritto al corso avanzato (in America ci sono anche vari livelli di difficoltà dei corsi) ed ha ripetuto gli argomenti base fatti in prima; naturalmente per lui erano completamente nuovi (a quel livello) Inglese e Storia. (NdL #3)

In generale mio figlio quindi è andato benissimo senza fare alcuno sforzo, anzi,non ha mai avuto una pagella così bella (i voti presi là sono stati trasposti nella sua pagella italiana)!! La facilità della scuola gli ha lasciato tempo per seguire ogni singolo sport offerto dalla scuola, football, basket,baseball e pure il corso di palestra fatto tutte le mattine con gli insegnanti.

Posso dire che la scuola americana ha strutture meravigliose, moderne, ben tenute, con attrezzature tecnologicamente avanzate (tutti gli studenti hanno un tablet a disposizione, lavagne magnetiche nelle classi e insegnanti che sanno usarli e farli usare – nota polemica per gli insegnanti intaliani che le lavagne elettroniche non le sanno nemmeno accendere).

Non ci sono Istituti cadenti, con soffitti che crollano, risalenti all’epoca fascista, impianti fuori norma e sicurezze da far rabbrividire = Italia.

Hanno risorse monetarie che noi ci sognamo, mentre mio figlio era là hanno in quattro e quattr’otto ad ottobre costruito un campo da baseball ed in primavera l’hanno inaugurato; efficienza e velocità di risposta incredibili (ho chiesto dei documenti alla Tutor americana e me li ha forniti DOPO UN ‘ORA !!! Ancora mi commuovo quando ci penso!! Quasi quasi a Natale le mando gli auguri per ringraziarla!!)

Gli insegnanti sono molto incoraggianti e propositivi, perfino uno studente che non sapeva (quasi) una parola d’inglese come mio figlio è stato sostenuto e seguito; niente negatività in classe, solo incoraggiamento. (NdL #4)

E poi, vogliamo parlare del ballo di fine anno, il Prom??

Prom

Ma che roba si sono inventati?? Ma quando mai qui da noi si è mai visto che un sacco di genitori e di insegnanti iniziano ad ottobre a preparare scenografie di compensato, le coprono di brillantini,preparano metri e metri di tulle, migliaia di palloncini, preparano la palestra, pensano ai giochi,al rinfresco, all’orchestra, ai gonfiabili in palestra il tutto PER FAR DIVERTIRE UN GRUPPO DI LICEALI?????

Ma qui in Italia facciamo fatica a partecipare alle riunioni di classe, a volte ci sono TRE mamme su ventisette studenti!!! Qui da noi il Comitato Genitori a volte  muore di morte spontanea entro gennaio. Qui da noi gli insegnanti fanno fatica a fare i colloqui, se non ci vai gli fai un favore, tanto se tuo figlio è un asino tale resta anche se mi vieni a parlare, caro genitore.

Quello che noi abbiamo è maggior rigore e severità, qui se non sai le cose i due volano, nessuno ti incoraggia, semmai fanno di tutto per metterti i bastoni fra le ruote e penalizzarti, per farti fare più fatica e raggiungere i risultati con sangue e stridor di denti… (chi non ha avuto almeno un bastardissimo professore alle superiori??? Io quella s*****a di Latino, che dopo trent’anni me la ricordo ancora!!). (NdL #5)

Altra cosa che posso dire è che i programmi italiani sono più “densi”, fose proprio per la necessità di sfornare gente competente ed abile al lavoro già entro la quinta superiore, mentre il sistema Americano prevede necessariamente l’università dopo la High School (credo), quindi non hanno necessità di correre.

Per tornare al figlio, adesso che è tornato sta recuperando l’anno scolastico italiano che non ha fatto quest’inverno, quindi sta seguendo i corsi di recupero che il suo Istituto ha organizzato per i rimandati, sta andando a ripetizione da due professori da me interpellati per le materie cardine del suo corso, Matematica e Fisica Meccanica ed il resto delle materie (Italiano,Storia, ecc.) se lo sta studiando per conto suo.

Giusto ieri gli ho chiesto :“Sapendo ora la fatica che stai facendo per recuperare il tuo anno scolastico, partiresti lo stesso?”e le sue testuali parole sono state “Cazzo SI’!!!!”

Chiaro, no? Valutati tutti i pro ed i contro, ne è assolutamente valsa la pena.

Ciao e grazie del tuo spazio ed attenzione

Betty mamma di Alessandro, Cornhusker ad honorem (definizione che si danno gli agricoltori del Nebraska, “scartocciatori di mais”)

Baseball

Nota di Lucy #1: Per un approfondimento sul sistema scolastico Statunitense, il mio post su Elementary e Middle schools parla anche di come le materie vengano scelte prima del percorso liceale.

Claudia ha invece scritto tanti post sulla High School:
L’educazione nelle scuole Superiori,
Corsi Advance Placement,
Test SAT e ACT,
Prepararsi ad andare all’Universita’, e parte 2,
Il terzo anno delle scuole superiori.

NdL #2Non ho le competenze per dimostrarlo ma credo sia esattamente l’opposto. E comunque conosco un adolescente talmente meritevole che al quarto anno di high school e’ stato mandato direttamente al College, con onori.

NdL #3L’ITIS, o un liceo sperimentale oppure un istituto tecnico, hanno programmi differenti. Ad esempio allo scientifico tradizionale di solito Fisica si fa in IV, esattamente come negli Stati Uniti.

NdL #4: Negli Stati Uniti il Critical Thinking e’ molto considerato.

NdL #5: Infatti, La mia personalissima esperienza con la s*****a di latino.

Grazie Betty e Alessandro!

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24 pensieri su “Alessandro, Exchange Student

  1. Sara` il periodo ma a me queste storie commuovono sempre tantissimo! Grazie Betty per il tuo racconto, grazie per aver dato fiducia a tuo figlio e avergli dato questa magnifica opportunita` 🙂 e` proprio un bel ragazzone, sono felice si sia trovato bene 🙂 una domanda: non ha mai manifestato disagio? si e` sempre sempre sempre trovato bene in casa di questi due anziani per cosi` tanto tempo? ciaoo

    p.s. Ti, mi sa che piu` sono anziani piu` sono gentili (non e` il primo racconto che leggo) mi sa che ho sbagliato tutto hahaha

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  2. Che esperienza positiva, son felice per te e soprattutto per tuo figlio che lavorerà sodo per arrivare dove desidera.
    Sai che conosco una signora che viveva a Boston, lavora per le case farmaceutiche, credo, ha tre figli, è rientrata in Italia perchè dice che le scuole italiane, primaria, secondaria e superiori, preparano meglio di quelle statunitensi, mentre le Università sono migliori in USA. E’ la prima volta che mi capita di sentire una cosa del genere. Sua sorella invece insegnava, sempre a Boston e anche lei è rientrata.

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  3. Tutte le volte che leggo i tuoi post sull’argomento mi vengono gli occhi a forma di nuvoletta e comincio a sognare di quando ci manderò il Nano, a studiare negli States. Sarebbe un’esperienza così bella che quasi mi commuovo! Il Fid è già in modalità ansia, quando ne parlo, ma, se il Nano vorrà e se lo meriterà (certo se fosse totalmente irresponsabile non me la sentirei) vorrei davvero permettergli di fare un’esperienza così bella!

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  4. Ho sentito spesso dire da italiani (in Italia) che il livello della scuola americano è ‘più basso’. Ma poi, i racconti di chi ne ha fatto esperienza, riportano che le strutture in USA sono fantastiche, che i ragazzi vengono seguiti molto e incoraggiati a fare quante più attività possibili, che la partecipazione dei genitori è più alta, che si fanno un sacco di laboratori pratici sulle materie scientifiche, che c’è un sistema di meritocrazia vera e i bravi vanno nei migliori college e che al termine del college trovano lavoro….Dunque sono proprio felice di questo basso livello e non vedo l’ora di mandare mia figlia in una scadente scuola americana 😀

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    1. :DDD
      Credo che il paragone venga fatto con la metodologia di studio. Qui non si usano le interrogazioni orali e non si segue un criterio cronologico per la storia. C’e’ pero’ da dire che usano un criterio logico, del tipo che parlano della rivoluzione industriale e collegano tutti gli argomenti in questo modo, per poi passare di palo in frasca a, boh, Hiroshima. Non lo conosco ancora da vicino ma il sistema ha il suo fascino.

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  5. Sono davvero felice quando leggo storie come quella di Betty, Sono 30 anni che vivo in questo paese che amo molto. Mi ha accolto nella mia giovinezza, quando lasciai l’Italia dei raccomandati, e mi ha riaperto le braccia lo scorso settembre, dopo 4 anni di amarezze vissute in Italia dove ero tornata per nostalgia. Gli Stati Uniti non sono un paese perfetto, ma sicuramente un paese che ti regala la speranza e la voglia di andare avanti con determinazione perche’ ci sono opportunita’ per TUTTI!

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  6. Bel post! Ti ringrazio per aver citato i miei post sulla scuola, spero che i tuoi lettori li leggano, perche` c’e` questa idea sbagliata che tutto sia facile qui e non lo e`. E` il metodo di studio, mai punitivo, sempre incoraggiante che fa sembrare piu` facile studiare perche` c’e` sempre un atteggiamento positivo che non fa pensare allo studente di essere inferiore ai suoi compagni perche` non c’e` mai nessuno studente che debba affrontare un corso al di sopra delle sue possibilita`. Sul livello diverso delle scuole in zone diverse degli USA quella e` una triste realta` di cui ho parlato nei miei post. Per esempio una mia cara amica in SC ha dovuto mandare le figlie alle scuole private perche` ricevessero una buona educazione, qui l’opposto!

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  7. Come prima cosa, complimenti ai genitori di questo ragazzo, gli hanno offerto una bellissima esperienza di vita, bravissimi, clap clap clap!

    Poi, io non so nulla della high School qui, però un gap di 4 anni mi sembra tanto, cioè mi preoccupa. Avevo sempre pensato di far fare a d tutte le scuole in USA e poi l’Università in Italia… Dovrò rivedere i miei piani 😀

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  8. Bellissimo post. Pieno direi. Uno dei motivi per cui avremmo voluto far crescere la famiglia in USA era la scuola, il coinvolgimento con la scuola che è molto forte in tanti stati per noi era un punto fortissimo. I PTO e i PTT sono cose introvabili anche nelle migliori scuole provate italiane :((((

    Purtroppo, anni fa abbiamo preso la decisione di riprovare l’Italia ed eccoci qui, dopo 8 anni, non del tutto pentiti ma provatissimi. Siamo ancora sulla via delle decisioni ma, in fondo, sappiamo già che la voglia di andarcene cresce ogni giorno.

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