Vivere con uno chef significa non conoscere festivita’, sabati ne’ domeniche, e in generale le schede orarie di lavoro sono assolutamente un’opinione. Cosi’ ho trascorso l’intero sabato e buona parte della domenica, da sola. Poco male, avevo da studiare.
Ieri sera My torna a casa verso le 19, dicendo di essere un po’ preoccupato perche’ la madre non gli risponde al telefono. “E’ strano perche’ non mi richiama“. Dai, gli dico, magari pensa che lavori fino a tardi e non vuole disturbarti mentre sei in cucina.
Ceniamo. Un paio d’ore dopo riprova. Sento che il tel fa due squilli e poi parte la segreteria telefonica. Gli dico: “E’ sicuramente spento o non raggiungibile… Magari le si e’ scaricata la batteria e non se ne e’ accorta. Ma se era mia madre, ero gia’ li’ a vedere“.
Come se non mi fosse mai capitato di farmi trecento km perche’ i miei non rispondevano al telefono per ore.
Gli parte l’ansia, ovviamente. Perche’ l’ansia e’ contagiosa.
Alle 22 mi dice Vado a vedere. Vengo con te? No no preferisco che tu stia qui, che se poi devo chiamare i pompieri…. Ma scusa, perche’ non chiedi al portiere di andare a bussare? No, preferisco andare io. Ok, giusto.

Mi chiama un’ora dopo, povero. La voce risentiva ancora del coccolone che si e’ preso: “Ho dovuto sfondare la porta a spallate. Non mi rispondeva, la porta era chiusa con il paletto e non ho avuto scelta. L’ho trovata sotto la doccia, si era svegliata da poco, e il telefono era in un punto in cui non prendeva“.
Doccia alle 22.45. Una donna di settantotto anni. E le e’ preso un colpo quando si e’ trovata il figlio davanti, dal bagno non aveva assolutamente sentito tutto quel frastuono. Erano accorsi tutti i vicini, il portiere, che aveva negato di aver visto la signora quel giorno (ma non ha specificato che era in servizio dalle 20) ha portato il piede di porco, la dirimpettaia un martello. Tutti pronti col telefono in mano per chiamare il 911. Per fortuna non e’ stato necessario.
Vi racconto quest’altra. La premessa e’ che mia madre e’ completamente fuori di testa. Dopo la morte di mio padre e’ rimasta a vivere per qualche anno ancora in un paesino al confine con la Campania, finche’ non le abbiamo imposto che fosse il caso che si avvicinasse a me a Roma o a Torino da mia sorella, ma vabbe’, questa e’ storia vecchia.
Un giorno decide di andare a trovare degi amici di famiglia in un altro paese, a circa 50km. Mia madre non guida. Prende il suo bell’Acotral, anzi due, si fa le sue belle due ore di viaggio, arriva a casa degli amici, pranza, poi riparte. Si fa lasciare alla fermata del pullman, ma solo dopo circa un’ora di attesa si rende conto che le avevano indicato la fermata sbagliata, e che fa, a settant’anni? Agisce. Mica chiede a qualcuno. Mica chiama col cellulare. No. Si incammina. E’ fuori di testa, sappiatelo.
Si incammina sulla Domiziana, strada statale nota per essere a) senza corsia di emergenza b) in zona ad alta densita’ camorristica e c) abitualmente frequentata da prostitute.
Alle 18 provo a chiamarla, come sempre, per sapere come fosse andata. A casa non risponde, cellulare spento. Fino le 20. La mia ansia era alle stelle. Chiamo la vicina, non ne sa nulla, va a vedere e la casa e’ buia.
Mi chiama alle 20.30, stavo gia’ per partire. Dice che dopo aver camminato non so quanto finalmente si e’ accostata un’anima pia e le ha chiesto se voleva un passaggio, e lei gli ha urlato disperata “Si ma non sono una mignotta“. Dio-santo.
Ha accettato il passaggio, cosa non da lei, e si e’ fatta lasciare a poca distanza da casa. Circa tre km. Per non fargli sapere dove abitava.

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