Ieri My era libero e mi e’ venuto a prendere al College, che col motorino mi sarei inzuppata (un’altra volta).
Mentre ti aspettavo – mi fa – osservavo il via vai. Su dieci studenti, nove sono donne.

Anche in Italia e’ cosi’ in effetti. Le statistiche dicono che si laureano piu’ donne che uomini. Gli chiedo pero’, Quanti uomini che vivono qui possono scegliere di studiare anziche’ lavorare?

Magari se fossimo passati di sera, visto che qui ci sono corsi a tutte le ore e perfino la domenica, avremmo visto piu’ uomini che donne. Ma il punto e’ sempre quello. Quanti uomini hanno la liberta’, concreta ed emotiva, di poter decidere di studiare anche solo part time piuttosto che lavorare full time? E dire che qui molti fanno due lavori, pur di mantenere la famiglia e il livello economico scelto.

My due anni fa ha iniziato il College per diventare chef. Lavorava gia’ in Italia ma non aveva un titolo di studio, e ha deciso di prenderlo qui, soprattutto grazie al fatto che qui avrebbe avuto degli aiuti economici per finanziare i suoi studi che in Italia sarebbero stati impensabili (e poi perche’ in Italia forse l’unica scuola di livello e’ quella di Gualtiero Marchesi, ma questo e’ un altro discorso). Doveva lavorare pero’, era qui con sua madre e non aveva alternative.

Per quasi due anni My ha dormito circa due ore a notte.
Io lo dico sempre che sono fiera di lui.
E si e’ laureato con un’ottima media.

Io non avrei mai retto i suoi ritmi, non avrei davvero potuto. Sarei uscita di testa. Lui dormiva che so, tra l’una e le tre del pomeriggio, poi andava a lavoro, finiva a mezzanotte o oltre, tornava a casa a studiare fino all’alba e poi alle 6 iniziava le lezioni, fino le 11. Da impazzire.

Quanti uomini hanno la possibilita’ di scegliere se ricominciare a studiare per migliorare la loro condizione o posizione lavorativa, curare i loro hobbies, dedicarsi alla famiglia, anziche’ lavorare?

Quando la buonanima mi ha lasciata mi ero appena licenziata da un posto che mi pagava troppo poco. Urlandogli in faccia che aveva scelto il momento meno opportuno per chiudermi la porta in faccia (e non certo solo per il lavoro), mi risponde Finalmente ti troverai un lavoro come si deve, intendendo dire che dovevo accettare di poter fare la commessa e non la disoccupata di lusso con la laurea in psicologia.
Lui dopo il diploma aveva fatto finta di fare giurisprudenza, poi ha iniziato a lavorare.

Io erano dieci anni che facevo lavori di merda per contribuire alle spese di casa mentre studiavo. Studiavo per me, chiaro, sperando che la svolta sarebbe arrivata e che ne avremmo beneficiato entrambi. E forse ci ero quasi, visto che avevo deciso di lavorare in proprio. Ma in quei giorni di schifo e di rivoluzione sapevo solo una cosa: dopo aver mangiato pane e sogni tutti quegli anni, non avrei mandato all’aria i miei sacrifici per la sua codardia (che non e’ quella di avermi lasciata, ma di avermi lasciata in un modo schifoso e vigliacco). E tra parentesi, avevo bisogno almeno da una certezza, dovendo rimettere in piedi tutta la mia vita.
Ma se fossi stata un uomo?

    • Lucy Non parlavo solo di donne. Mi chiedevo quanti uomini amerebbero scrivere, fare foto, dedicarsi alla famiglia, curare i rapporti interpersonali, uscire, divertirsi, viaggiare, e non lavorare, ma non sono nella condizione di poter scegliere.

Per spiegare meglio quello che penso raccontero’ che tempo fa facevo un paragone tra me, che vivevo a Roma, e mia sorella, che viveva in provincia.
Io facevo il lavoro per cui avevo sudato e studiato, lei aveva dovuto rinunciare a causa di mancanza di opportunita’ lavorative, e fa(ceva) altro.
Io per andare in una qualsiasi scuola presso cui ero consulente impiegavo mediamente un’ora, sia in macchina che con i mezzi pubblici. Lei per raggiungere il suo posto di lavoro, dieci minuti di auto.
Io tornavo a casa solo a sera, spesso a causa di spostamenti multipli all’interno di una metropoli schifosa e caotica come Roma, e nei giorni piu’ tranquilli avevo lavoro da svolgere a casa (senza parlare dell’insight su un paziente che ti viene nei momenti piu’ disparati, ma questo accade per molti lavori). Lei alle 13 era a casa e passava il pomeriggio con i bimbi, e quando non ne aveva a cucinare, o a disegnare, che era la sua passione, o a occuparsi della casa.
Io impiegavo almeno un’ora in fila alla posta. E un’ora dal medico. E tre ore in ospedale per i prelievi. E un’ora al supermercato, ma solo per trovare parcheggio. Lei forse due minuti per ciascuna cosa e la chiamavano per nome chiedendole come stesse.

Intendo dire: lei ha sicuramente rinunciato a delle cose guadagnandone delle altre, come era anche per me. Un uomo che sceglie di non fare carriera, o di non laurearsi, o di fare un lavoro che non gli piace, ha senz’altro scelto attivamente quella condizione, perche’ se non gli piacesse cercherebbe di cambiare.

Ma secondo voi proprio sempre un uomo puo’ scegliere?

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da La svolta buona
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