Power distance e cultura

L’argomento mi aveva affascinata durante il corso di Hospitality, e pochi giorni fa il post di Sandra me lo ha fatto tornare in mente. Si parla di power distance per indicare il grado di distanza che c’e’ tra una persona di potere ed una che non ne ha, intendendo quindi qualsiasi relazione gerarchica, da genitore-professore a impiegato-direttore generale passando anche per il bidello e il segretario. La distanza e’ una delle sei dimensioni della teoria di Hofstede:

Queste sono il potere (eguaglianza contro disuguaglianza), il collettivismo (in opposizione all’individualismo), il rifiuto dell’incertezza (contro la tolleranza dell’incertezza), la mascolinità (contro la femminilità), l’orientamento temporale e l’indulgenza (in opposizione al controllo). Hoftstede ha raccolto gran parte dei suoi dati sui valori culturali nel mondo per mezzo di sondaggi condotti dalla IBM, un’azienda statunitense di tecnologia e consulenze. Ha poi proposto un sistema di punteggio in una scala da 1 a 120.

Bassi punteggi di distanza dal potere significano che una cultura si aspetta e accetta che le relazioni di potere siano democratiche e che i membri siano visti come eguali. Punteggi alti di distanza dal potere significano che i membri meno potenti della società accettano la loro condizioni e prendono atto dell’esistenza di posizioni gerarchiche formali.

L’indice di distanza dell’Italia e’ 50, quello della Francia 68, della Spagna 57 e del Portogllo 63. L’indice piu’ basso e’ in Austria, 11, e quello piu’ alto in Malesia, 104.

Da the articulate CEO:

People in high distance countries tend to believe that power and authority are facts of life. Both consciously and unconsciously, these cultures teach their members that people are not equal in this world and that everybody has a rightful place, which is clearly marked by countless vertical arrangements. Social hierarchy is prevalent and institutionalises that inequality.
Le persone che vivono in paesi ad alta distanza tendono a credere che il potere e l’autorita’ siano connessi all’esistenza. Queste culture insegnano ai loro membri, consciamente ed inconsciamente, che le persone non nascono uguali al mondo e che ognuno ha il posto che gli spetta, chiaramente evidenziato dalle infinite posizioni verticali. La gerarchia sociale e’ predominante e istituzionalizza l’ineguaglianza

@uglobaleyes

L’America misura 40, ed e’ considerata un paese in cui la distanza gerarchica non e’ percepita cosi’ forte. Al di la’ del tu che si usa nella lingua, i professori hanno sempre la porta aperta e sono disponibili fuori appuntamento, i GM delle societa’ sono spesso raggiungibili  dai dipendenti senza troppi ostacoli gerarchici, insomma, le persone non se la tirano piu’ di tanto solo per il fatto di ricoprire un ruolo importante. L’altroieri eravamo dall’avvocato e chiacchierando del piu’ e del meno ci siamo ritrovati a parlare di potty training dei figli, con mio grande imbarazzo e zero suo. Il mio retaggio culturale mi porta anche ad esitare a chiedere qualsiasi cosa ai professori del college, che invece qui spingono ad essere disturbati, perche’ e’ il loro compito. E onestamente mi fa strano, tanto, dargli del tu.
Per lo scrittore sara’ quindi normale rispondere ad un suo fan in tempi brevi e in modi familiari, quello che ha tanto colpito Sandra. D’altro canto poi incontri il vicino di casa che si irrigidisce impercettibilimente se gli chiedo se ha dei figli: domanda troppo diretta per la cultura anglosassone.

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14 pensieri su “Power distance e cultura

  1. MOOOLTO interessante, felice di averti in qualche modo ricordato la cosa. Mi pare che l'indice italiano corrisponda poco alla realtà. Qualche giorno fa il notaio ci ha dato appuntamento per un certo giorno a mezzogiorno, a me proprio non andava bene, mi spezzava la giornata lavorativa, la strada, un casino, (poi è saltato fuori che manco ci dovevo andare, solo mia mamma, ma questo non cambia la questione) è stato impossibile tentare di spiegare a mia mamma che siamo clienti, lo paghiamo salato e possiamo chiedere un altro giorno/orario. Niente da fare. Mia mamma è una donna intelligente e questa chiusura mi ha infastidita molto. Un bacione Sandra

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  2. Anch'io credo che l'indice assegnato all'italia non corrisponda più di tanto alla realtà. Almeno nella mia famiglia noto una totale “paura” dell'autorità e totale sottomissione. Paura nel chiedere, totale fiducia nell'operato. Tanto che se per caso l'avvocato o chi altri sbaglia e se ne accorgono, i miei famigliari stanno zitti e lasciano fare perchè “lui xè studià” (lui ha una laurea), mentre io non mi sono fatta problemi tempo fa a mandare a quel paese chi di dovere.Addirittura a scuola ho litigato con la prof di ginnastica (scoperto poi che aveva problemi mentali, semplicemente da un giorno all'altro mi ha presa di mira e ha cominciato a urlarmi contro) e dopo che le ho risposto, neanche troppo male secondo i miei standard, le mie compagne di classe mi hanno detto che “non si risponde male ad un superiore”. Superiore?Dalla mia esperienza direi che l'indice oscilla tra il 10 e l'80 a seconda delle persone.

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  3. Interessante e piuttosto complesso.Qui in Australia all'apparenza le gerarchie di potere non esistono, vedi il mega boss che arriva in shorts e ti invita a fare surf oppure il ministro che gira indisturbato senza scorta ecc..pero' poi quando vuoi parlare al telefono con il tuo medico per chiedergli un'informazione veloce non c'e' verso, piu' facile forse parlare con il ministro! Secondo me si proteggono anche qua ma invece delle gerarchie usano altri sistemi. Sono tutti positivi, ottimisti e accorciano le distanze con il tu ma poi i rapporti restano superficiali, ci sono molti limiti a quanto ti puoi avvicinare, vedi il dottore e i rapporti sono meno personalizzati ma piu' standardizzati quindi secondo me in un modo o nell'altro le distanze esistono sempre anche senza gerarchie ufficiali che possono intimorire di piu'.

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  4. Condivido tanto quel che dice Peggy Lyu. Mi sorprende l'indice dell'Italia, anche io noto tantissimo timore reverenziale verso chi ha o dovrebbe avere una competenza, verso chi ha un posizione ecc. E c'è gente, e tanta, che vive di questo e ci fa anche i soldi. Lei non sa chi sono io! È anche da notare che in Italia l'anzianità lavorativa è considerata molto più dell'efficienza e della competenza vera.

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  5. concordo coi commenti sopra per l'Italia…per il resto credo che il dato vada letto in relazione al Paese cui si riferisce. Il fatto che ci sia il senso della gerarchia di potere ben radicato non vuol dire dappertutto che vi sia timore o eccessiva riverenza come avviene da noi nella maggioranza dei casi.In tal senso non mi stupiscono i punteggi dei Paesi che menzioni. Qui ad esempio c'e' una divisione probabilmente dettata dal reddito o dal grado d'istruzione o lavoro svolto, ma ti assicuro che non c'e' o almeno io non avverto affatto quella formalita', quell'aura di “oooh ma quello e' notaio/ingegnere/scienziato emerito/primario di cardiologia”. E per quello che ho potuto vedere, almeno in ambito accademico dove ho a che fare con parecchia gente, non e' cosi' ne' in Francia ne' in Spagna. Probabilmente dipende anche dagli ambiti, non saprei, pero' ecco, da noi in IT e' tutto molto piu' pesante.

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  6. Verissima la cosa dei professori che mi hanno subito trattato con grande amicizia (ricordiamo il super-mega- professore che mi ha salutato dandomi due baci e chiedendomi “perche' da voi si fa cosi' no?” e lasciandomi di stucco). Ma anche i miei studenti da cui vorrei DECISAMENTE piu' rispetto e che invece mi vedono un po' come la sorella maggiore dall'accento strano…

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