Ho lasciato per la prima volta mia figlia nelle braccia di un’estranea che aveva 6 settimane. Lei piangeva e strepitava, il cuore mi era diventato una nocciolina e per tutto il tragitto da casa della nanny al College mi sono sentita uno schifo, e cosi’ le tre ore di lezione successive.

Neglli Stati Uniti l’assenza dal lavoro per maternita’ e’ consentita solitamente per tre mesi, non sempre retribuiti. Nel mio caso, studentessa internazionale con visto F1, non era proprio prevista: quando mesi prima, col pancione, andai a chiedere all’ufficio e mi risposero “Beh, in teoria non hai alcun maternity leaving, ma se parli con i professori ti possono venire incontro”. Ero a Miami da pochi mesi e non sapevo che avrei potuto portare un certificato e chiedere di congelare ciascun corso con W (withdrawal), per poi riprendere il semestre successivo da dove avevo lasciato. Nessuno me lo disse, lo scoprii quando ormai non mi serviva piu’ ma magari tornera’ utile a chi legge, chissa’.

I pochi asili nido che avevamo visitato durante la gravidanza non ci avevano convinti, ma ci avevano consigliato questa signora sessantacinquenne che da trenta faceva la bambinaia a domicilio con cinque neonati, al massimo, per volta. Ci piacque, le affidammo la piccola di un mese e mezzo ed io ripresi le lezioni obbligatorie al mantenimento del visto.

Vivere all’estero con nessuno accanto significa imparare presto a fidarsi degli altri. In realta’ lei mi aiuto’ anche a capire delle cose: quando non hai accanto mamme, sorelle, ne’ amiche, navighi a vista e fai degli sbagli. La nanny ad esempio miglioro’ la qualita’ dei sonni di bimba mettendola a dormire su un fianco, con un cuscino dietro la schiena, anziche’ supina come la mettevo io, mamma quarantenne alle prime armi. Non era semplicissimo capirmi con questa donna, cubana, che parlava solo spagnolo, lingua che sono stata costretta ad imparare velocemente per poter comunicare bisogni e necessita’ di mia figlia.

Bimba rimase dalla signora per quattro mesi, e, con l’arrivo della summer session non obbligatoria la portavo solo quando avevo dentista o altri appuntamenti. Poi, improvvisamente, mentre mi preparavo per la fall session, mia figlia inizio’ a piangere ogni volta che la portavo, e la trovavo piangente al ritorno. Capii velocemente che a otto mesi aveva bisogno di gattonare ed esplorare l’ambiente, esattamente come faceva a casa! Quel pianto inarrestabile era doloroso per noi e decidemmo di cercare un nido appropriato.
Non fu cosa facile.

La prima scuola, gettonatissima, aveva lista d’attesa di otto mesi. Lasciammo il nominativo, non ci richiamarono mai. Anche la seconda era stracolma, ma la scartammo a priori quando una educatrice maleducata ci accolse a stento sulla porta in un giorno di pioggia dicendoci, in spagnolo, che non c’era posto. La terza, montessoriana, garantiva ai bimbi cuoco privato e pasti personalizzati alle esigenze, ma aveva una retta esorbitante. La quarta aveva l’insegna fuori ma solo una donna delle pulizie dentro, dopo venti minuti di attesa sul cancello andammo via. Approdammo, stanchi, in un daycare 0-5 anni gia’ visto mesi prima e che non ci aveva fatto una buona impressione. Ma era vicina, economica e al secondo passaggio non sembrava poi cosi’ terribile.

Dopo un anno trascorso li’, sembra che l’estate porti di nuovo esigenze di cambiamento. Nei mesi c’erano state piccole cose che non ci erano piaciute, soprattutto da parte della nuova maestra, quella dei toddlers (0-3 anni), che era stata cambiata in primavera e che ci era parsa troppo pigra e molto meno affettuosa della precedente. E la struttura era fredda, umida, buia. Parlavano spagnolo, e a volte non capivo quello che mi dicevano. Bimba non aveva mai fatto una attivita’ diversa dall’andare in giardino, che va benissimo, eh, ma cosa sarebbe successo in futuro? Ma soprattutto le comunicazioni erano limitate a Todo bien, comio’ muchisimo, durmio’ bastante e poi hasta mañana. Il posto perfetto non esiste, ci ripetevamo, bimba era contenta, aveva i suoi amichetti. Fino a luglio, quando siamo stati in vacanza (dal nido) per tre settimane.

In America e’ un po’ diverso che in Italia: alla ripresa dell’anno scolastico, in agosto, le classi dei piccoletti cambiano composizione: nel caso di bimba, erano stati fatti avanzare dei bimbi che avrebbero compiuto due anni entro settembre, ed il suo gruppo si era pressoche’ svuotato. Contemporaneamente, compiuti i 21 mesi, ha iniziato a dare segni di essere pronta a togliere il pannolino. Le maestre pero’ mi hanno detto che fino al compimento dei due anni non l’avrebbero potuta aiutare, ma lo avrebbe fatto la nuova maestra. Parlo con la direttrice (per fortuna in inglese) e mi dice che bimba non sarebbe stata spostata almeno fino al 2015, quindi la sua schedule non avrebbe subito alcun cambiamento. Fino a due anni e un po’ senza neppure manipolare un po’ di pongo??

Ci mettiamo cosi’ alla nuova ricerca di una nuova scuola. Torniamo in quella con la lista d’attesa, ci dicono che si liberera’ un posto a breve e che ci chiameranno nel pomeriggio, ma sara’ una nuova bugia. In un’altra, montessoriana, chiedono 1300$ al mese e 1300$ di registrazione, pero’ solo fino alle 13, il doposcuola si paga a parte.

La terza e’ una che scopriamo per puro caso. Entriamo temendo altra mazzata tipo le Montessori, accordano di farci visitare la scuola anche senza appuntamento, e ci innamoriamo. Aule luminose e calde, bambini accarezzati dalle educatrici mentre li addormentano, codice pin per accedere da qualsiasi porta, telecamere, sorrisi. Ai muri appese le attivita’ dei giorno, diverse per settimana. Sito web con tutte le informazioni sulla classe e sulle attivita’ del figlio. E poi, lingua inglese!! Io sono rapita, ma purtroppo la retta e’ esattamente il doppio di quella attuale. Non ce la possiamo permettere e, a malincuore, la cancelliamo dalla nostra wish list.
Nel frattempo googlo e scopro che le scuole nei dintorni di casa nostra sono o molto care, o molto scarse. E quelle molto care forse hanno pure un po’ troppe pretese.

After school programs

Un’amica ci dice che sarebbe andata a vedere un asilo inglese-italiano. Due giorni prima della visita concordata la chiamano per dirle che purtroppo bisogna spostare l’appuntamento perche’ a quell’ora in Italia e’ notte (??) e lo fissano per il lunedi’, qui Labor Day. La mia amica sottolinea che sarebbe stato festivo, le rispondono che non ci sarebbero stati problemi, salvo poi richiamarla per dirle che si’, effettivamente sarebbero stati chiusi e le propongono una videocall. Cassata.
Un’altra scuola dove va una nostra amica e’ piu’ economica di quella di cui mi sono innamorata, ma al primo giorno di scuola e pronti per la registrazione scopriamo che non l’avrebbero messa nella classe dei 2-3 enni come ci avevano detto tre giorni prima ma in quella dei 0-2, e solo due su sei erano della stessa eta’ di bimba. Scoraggiati, andiamo via soprattutto perche’ bimba piange, piange, piange.

Alla fine abbiamo preso la calcolatrice, tagliato tutte le spese extra, cancellato alcuni pagamenti rateali facendo uno sforzo economico immane e siamo approdati alla scuola luminosa. Chiediamo di fare una prova, di un’ora, che va benone. Al primo giorno effettivo bimba ha pianto un po’, ma poi l’ho trovata, sei ore dopo, felice a giocare. Ah si, perche’ qui, in tutti gli asili, non esiste l’inserimento allucinante all’italiana. E mia figlia non ha mai avuto alcun problema ad adattarsi a stare 6 ore fin dal primo giorno.
Questo e’ quello che ho trovato nella borsa al ritorno dal primo giorno di scuola:

teacher's note

Il lusso di poter sapere cosa fa mia figlia, quanto ha mangiato (mi hanno lasciato gli avanzi nei contenitori, di la’ li buttavano), se ha dormito (“Un poco, poi i piccoli piangevano e lei si e’ svegliata“: niente bugie!), quanto ha pianto. Insomma, la partenza e’ ottima. Se non leggerete edit a questo post significa che in queste settimane e’ andato tutto alla grande.

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