Le Rocky Steps: Philadelphia con i bambini

Il nostro viaggio itinerante prosegue verso Philadelphia. Dopo aver infatti visitato Boston e New York, salutiamo a malincuore la citta’ che non dorme mai per metterci in viaggio verso Philly. Abbiamo scelto di affittare una macchina per essere piu’ indipendenti in citta’, ma non era affatto indispensabile. Tutte le grandi citta’ del nord sono molto ben collegate e il treno e’ un ottimo mezzo di collegamento.

Road trip da New York a Philadelphia

Attraversiamo Brooklyn e scopro che il famoso cartello Fuhgeddabaudit esiste davvero! Che ridere!

La strada tra New York e Philadelphia e’ molto bella. C’e’ qualcosa a New York che non mi sia piaciuto? Impossibile!

la vista dal ponte Da Verrazzano

Entriamo in New Jersey e percorriamo la I95 south. Un po’ ci sentiamo a casa! Incredibile che questa sia la strada che arrivi fino a Key West! E’ domenica, c’e’ poco traffico, e si viaggia piacevolmente.

Philadelphia si trova appena entrati in Pennsylvania. Considerato che ci siamo fermati solo per un breve pranzo, il viaggio complessivo e’ durato due ore e mezza. Avviso Angela che siamo alle porte della citta’ e ci diamo appuntamento alle Rocky Steps.

Lo skyline di Philadelphia e’ molto bello, e l’ingresso in citta’ ci da’ una buona energia.

La statua di Rocky

Conosco Angela virtualmente da tanti anni, da quando lei, giovane psicologa italiana, vince la green card e si trasferisce in questa citta’. Sono belli i legami che nascono tra italiani all’estero, tutti sono consapevoli della fatica emotiva che ci vuole a ricominciare la vita in un nuovo paese, e lei e’ stata particolarmente brava. Come tutte le giovani donne che si sono trasferite sole in questo paese, e un po’ ne ho conosciute, lei ha una marcia in piu’.

Ci aspetta davanti la statua di Rocky dove c’e’ una fila incredibile.

Photo by Christian Wagner on Unsplash

Le Rocky Steps

Le Rocky Steps sono in realta’ le scale che portano al museum of art di Philly. LaPicci, gasatissima dal video di Rocky che le ho mostrato mentre cercavamo parcheggio, vuole correrle fino in cima ed io la seguo senza farmelo dire due volte!

Ovviamente tutti fanno lo stesso! Ma non e’ bellissimo che un luogo nato per essere altro sia diventato un emblema della cultura popolare?

L’intera zona e’ molto bella e dall’alto si gode di una bella vista.

Ci fermiamo a chiacchierare con Angela seduti su dei gradini bollenti che lei saggiamente evita. Credo che in quell’ora il mio corpo abbia disperso circa il 98% dell’acqua che lo componeva. Fa un caldo feroce, e veniamo da Miami!

La visita alla citta’

Accompagniamo Angela e poi ci dirigiamo in albergo, non degno di nota e con un pessimo check in che dura troppo. Una volta in stanza scopriremo che il posto dove volevo portare Picci a sgambare ospita in questi giorni un festival di cultura cinese. Cambiamo quindi programma e decidiamo di andare subito a vedere la Liberty Bell.

Philadelphia City Hall

Il downtown di Philadelphia e’ la parte piu’ antica della citta’, e come tutti i downtown americani non ben frequentato. E’ domenica poi, e si nota ancora di piu’. Restiamo sbalorditi dai prezzi dei parcheggi, fino a due ore sono $28!

la folla era un po’ pressante

La Liberty Bell

La State House bell, conosciuta come la Liberty Bell, ha una storia interessante. Richiesta dal deputato Isaac Norris nel 1751 per chiamare i legislatori al voto e il popolo ad ascoltarle, la campana si ruppe al primo test di suono. Fu solo negli anni 30 del secolo successivo che la State House bell divenne un simbolo di liberta’, quando per ripararla i tecnici ingrandirono la frattura per evitare che si ingrandisse ulteriormente. Ma non funziono’. Un’ulteriore apertura nella rottura mise a tacere per sempre la campana.

Negli stessi anni l’iscrizione della campana, “Proclaim Liberty Throughout All the Land Unto All the Inhabitants thereof“, divenne il motto degli abolizionisti, coloro che si battevano per la fine della schiavitu’, e successivamente delle suffragette, che si battevano per il diritto di voto alle donne. Per una nazione che usciva dalla Guerra Civile, quel motto divenne il perfetto simbolo dell’indipendenza duramente conquistata.

Leggi anche il mio post su Charleston, la citta’ dove inizio’ la Guerra Civile americana.

La visita alla Liberty Bell non si paga ma c’e’ da passare un discreto sistema di sicurezza.

Independence Hall

Proprio accanto alla Liberty Bell si trova la Independence Hall, a visita gratuita ma previa prenotazione. Noi non siamo riusciti, c’era troppa fila (anche qui a causa della sicurezza).

via National Park Service

Qui e’ dove stata firmata la Declaration of Independence, e dove George Washington (la sua statua e’ proprio li’ davanti) fu scelto per guidare la Continental Army.

Penn’s landing

Sara’ che e’ domenica, sara’ che arriviamo a bordo fiume, sara’ che c’e’ un mercatino delle pulci, questa citta’ ci ricorda tantissimo Jacksonville.

Siamo decisi a dare alla Picci la sua dose quotidiana di gioco a scapito della visita minuziosa. Se si viaggia con i bambini e’ fondamentale destinare una tappa che sia a loro misura. Capitiamo a Penn’s Landing, sul fiume Delaware, a cui si arriva anche da questo bellissimo ponte e dove ci sono delle giostre ed il minigolf.

via Visit Philly

La struttura e’ carina, ci sono tante famiglie e i costi sono contenuti (si paga per ciascun gioco). Bello il contrasto tra la pista da pattinaggio ed il fiume alle spalle.

Se vi fermate piu’ giorni potra’ interessarvi questo bellissimo articolo pieno di suggerimenti su cosa fare con i bambini a Philadelphia e dintorni.

Philadelphia City Hall – risale al 1682
la scultura di Robert Indiana – via PhillyVoice

Harper’s Garden

Ormai Philly ce la giriamo un po’ cosi’, a naso. Seguendo il consiglio di Angela torniamo verso il centro per andare a cenare al Gran Caffe’ L’Aquila – dove invece andremo a prendere un buonissimo gelato – e vediamo intorno a noi una bellissima citta’, molto piu’ ricca di quello che il centro storico ci aveva offerto. Pensiamo che Philadelphia abbia qualche contrapposizione tra un grande benessere e una grande poverta’.

E proprio mentre facciamo questa riflessione passiamo davanti un ristorante che mi colpisce l’attenzione, e ci fermiamo. Harper’s Garden ha un meraviglioso patio e mangiamo un’ottima, ricercata cena.

E dopo tre diversi tentativi con il front desk dell’albergo, dopo essere stati trattati con parecchio distacco dalla cameriera del ristorante, e accolti sarcasticamente da quella della gelateria (“Siete qui per cenare? Ah no, ovviamente solo per il gelato”) abbiamo capito che la gente di Philadelphia e’ particolarmente rude. Ci avevano avvertiti dei newyorkini, ma noi abbiamo trovato ovunque molta professionalita’. Qui invece… sembrano essere parecchio nervosetti 🙂 chissa’ se anche altri hanno avuto la stessa esperienza.

Ad ogni modo anche questa giornata e’ volata, e domani arriviamo a Washington!

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4 pensieri su “Le Rocky Steps: Philadelphia con i bambini

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