Quando c’era Peppe era tre vite fa. Era il nostro pastore tedesco, femmina, battezzata Jessica in onore della Rabbitt, ma come mia sorella ed io facciamo sempre – anche con laPicci e Gummo e laPrinci – cambiamo i nomi in continuazione. Jessica divenne Peppe.
Arrivo’ nella nostra famiglia quando avevo 14 anni e rimase con noi per 12.
Durante i mesi estivi eravamo soliti affittare una casa al mare, a Fregene, da dove i miei facevano i pendolari fintantoche lavoravano, e noi figlie ci godevamo il mare. Peppe era un cagnolone docile e tranquillo, raramente lo si sentiva abbaiare, e bastava un solo Buouf!, mica tanto. Odiava i fuochi d’artificio e amava i gelati, come tanti cani. Poi se andavi a fare una passeggiata con lei, che fosse intorno casa o a villa Pamphilj, che pure era a noi vicina, tornava sempre con qualcosa. Prendeva una pigna, preferibilmente, un bastone, un sasso, quello che il giretto le suggeriva. Lo teneva in bocca per tutto il tragitto, sbavando copiosamente e rischiando la paralisi della mandibola, e poi regolarmente lo sputava stanca sotto al portone.

Peppe a villa Pamphilj

Peppe amava la spiaggia.
Lo scoprimmo una mattina di luglio, quando una nostra amica arrivo’ al nostro cancello alle 7 e ci disse: Ho visto il vostro cane in spiaggia. Ohibo’, Ba’, no di certo!, assicuriamo mia sorella ed io tirate giu’ dal letto e ancora in pigiama. In quel mentre arriva Peppe tutta fradicia di acqua e salsedine, trottando felice e scuotendo la sua criniera all’aria con la lingua penzoloni. Felice.
Un’altra sera, epica, i miei erano in viaggio, e noi sole a casa. Usciamo la sera con le bici, ci chiudiamo il cancello alle spalle, il tempo di arrivare al primo incrocio e Arf arf arf arf! Peppe ci sta correndo dietro. Forse, pensiamo, e’ uscita prima che noi chiudessimo e col buio non ce ne siamo accorte. Torniamo indietro, ci assicuriamo che sia in giardino, chiudiamo il cancello, inforchiamo le bici, Arf arf arf arf!, di nuovo ci corre dietro. Torniamo indietro ancora per scoprire che si serviva di un buco nella rete, e non troviamo migliore soluzione che chiuderla in casa. Lei protesta un po’, noi abbiamo voglia di vedere i nostri amici, Ciao Peppe, ti lasciamo la luce accesa.

Peppe e il suo amico Brian a Fregene

Torniamo a casa dopo qualche ora. Apriamo il cancello e Peppe ci accoglie festante in giardino. Che caspita ci fa Peppe fuori?? Oddio sono arrivati i ladri!!
Saliamo le scale col cuore in gola, infilo la chiave nella toppa con la mano tremante, mia sorella e’ stretta addosso a me. Nel tempo che io perdo a trovare il buco della serratura Peppe ci passa dietro, col naso solleva la serranda della porta finestra che avevamo lasciata aperta per lei, fa leva, solleva, infila la testa, passa sotto e la serranda si richiude fragorosamente alle sue spalle alla sua coda.
Fanculo Peppe, ci hai fatto pija’ n’accidente, e mica una volta. Ma ci siamo divertite un sacco con te.

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