Ieri avrebbe dovuto esserci la mia prima presentazione per Speech. Siamo tanti, e anche se il tempo era di due minuti a testa meta’ classe, tra cui me, e’ inevitabilmente slittata a domani. Ma ho avuto modo di ascoltare gli altri.
Quelli che ho capito.
Terribile per me trovarsi ancora, ogni volta daccapo, in queste condizioni.

Ma quello che e’ stato bello notare era la partecipazione degli altri. Al termine di ogni speech, dopo i commenti tecnici della prof (che, mi ripeto, e’ una delle piu’ belle donne mai viste), si dedica qualche istante si commenti della classe. E sono sempre positivi. Non si demolisce gratuitamente, ne’ si critica nel contenuto o nella forma. Se succede, come e’ capitato, l’abitudine e’ di aggiungere sempre un aspetto positivo. Tipo una compagna ha detto “Era off topic, dopo le prime frasi mi sono persa, ma sei stato bravo e hai un tono di voce interessante“. Come minimo insomma quello che viene restituito a chi presenta e’ un “Grande, bel lavoro“.

Perfino quella che mi aveva fatto mille domande, e che come avevo scritto nei commenti, non lo faceva per mettermi in difficolta’ ma forse per mettersi un po’ in mostra con la prof, ha sostenuto il lavoro degli altri. Ad una ragazza che ha parlato del suo rapporto con Dio, al cui termine dello speech eravamo tutti un po’ cosi’, senza saper che dire, ha commentato “Sei stata coraggiosa, perche’ nessuno osa parlare di religione, mentre tu hai raccontato te stessa e la tua fede“.

Insomma, e’ difficile che ci sia il tiro al bersaglio.

Valeria in un commento alla mia epica frustrazione aveva scritto che qui gli studenti non hanno paura di dire quello che pensano. Ho notato anche io la stessa cosa. Ora non so come funzioni alle scuole medie o superiori, ma al College le lezioni sono davvero molto interattive. Tutti i prof che ho avuto, tranne uno, hanno sempre chiesto sempre feedback alla classe; e anche se c’e’ qualcuno che fa un’osservazione molto banale, nessuno si permette mai di sottilinearne l’ovvieta’, ma si risponde nel merito. Un mio prof, solitamente bersagliato di domande da un compagno nevrotico che overthinks – ma veramente over over – e che (si) pone domande che davvero vanno oltre, e’ tornato sui suoi passi: dopo aver passato un paio di lezioni infastidito da questo studente a cui aveva iniziato a rispondere davvero seccato perfino nella gestualita’, ora introduce ogni risposta con La domanda e’ interessante e poi va a parare dove deve. Il nevrotico non si sente piu’ giudicato, ottiene la risposta che vuole, e soprattutto ha un po’ attenuato questa sua modalita’ ansiogena di cercare conferma.

Ovviamente esiste il punto di vista sbagliato. I miei prof hanno sempre risposto correggendo cortesemente, oppure chiedendo a qualcun altro di dare la risposta esatta. Ieri ad esempio un compagno commentava uno scritto di Steinbeck dandone una interpretazione un po’ troppo personale. Il prof ha detto Hmmmm non proprio, ha cercato qualcun altro che desse un punto di vista corretto, poi e’ tornato a dare voce al compagno chiedendogli Ecco quello che intendevo. Ti va di aggiungere qualcosa?

measuring assertiveness

Un ultimo corollario, poi magari chi conosce la situazione puo’ darne una sua interpretazione.

Sono una persona diretta, si’. Di solito mi viene riconosciuta come qualita’. I miei commenti, dal vivo e scritti, sono di incoraggiamento e di puntualizzazione. Se capita che io non sia d’accordo, lo scrivo, ma questo non significa che non apprezzi la persona, o che consideri tutto quello che pensa come sbagliato. Quell’aspetto li’, per me, e’ sbagliato, e provo a mostrare la debolezza dell’argomentazione. Si chiama scambio di opinioni. Eppure, anche se scrivo Guarda, forse ti sbagli, sono sempre la stessa persona che aveva offerto il suo aiuto quando aveva percepito che qualcosa non andasse, e che continuera’ a farlo anche dopo aver scritto Non e’ come la pensi.

Chiaro che il mezzo-tastiera non aiuta. Non aiuta me a decodificare certi commenti ai miei post, non aiuta chi riceve la risposta piccata perche’ si e’ innescato un circolo vizioso, vabbe’, tutta roba nota e stranota. Ma capitano queste situazioni in cui capisco, ed e’ questo che mi ferisce e che mi ci fa ancora pensare a distanza di giorni, che ci sono persone che stimo davvero che hanno masticato amaro per settimane senza dire Oh, che frase di merda che mi hai scritto, senza darmi la possibilita’ di replicare. Questo e’ quello che distrugge i rapporti di coppia, di amicizia, e familiari: tenersi le cose dentro, che montano da sole, restando fermi nelle proprie posizioni senza cercare il confronto e il chiarimento.

Se c’e’ una cosa che apprezzo tanto del vivere qui e’ proprio il poter argomentare posizioni opposte tornando poi a stringersi la mano, come accade nei dibattiti politici. A quanto pare, lo imparano a scuola, come feci nella mia passata classe di Speech. E sono fermamente convinta che saper esprimere opinioni e saper ribattere, cioe’ saper essere assertivi, migliori l’autostima, oltre che il rapporto con gli altri. Tenersi sempre nel vago senza prendere posizione e’ un modo passivo di relazionarsi col mondo, e come dicevo in questo post sull’autostima, dal di fuori si nota eccome, anche se invece intimamente si e’ convinti di essere Gandhi.

Poi, su questa cosa dell’autostima ci tornero’, visto che tante mi hanno scritto di non averne: secondo voi chi non ne ha lo ammetterebbe?

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